9 Febbraio 2026, lunedì
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Trump a tutto campo: tra Minnesota, Iran e la Fed

Al Kennedy Center il presidente non arretra: «Gli agenti Ice rimarranno in Minnesota». Dalla politica estera alla guida della banca centrale, un presidente sotto i riflettori mentre l’America affronta tensioni interne e globali.

Donald Trump ha colto l’occasione della proiezione del documentario su Melania Trump al Kennedy Center di Washington per delineare con tono deciso e senza reticenze alcune delle principali direttrici della sua agenda politica, interne e internazionali. Nonostante le polemiche che scuotono il suo stesso partito e crescenti proteste in diverse parti degli Stati Uniti, il presidente ha ribadito posizioni ferme su temi sensibili, dal fronte dell’immigrazione alla politica estera.

Minnesota: niente ritiro, ma un cambio di tono

Interrogato dai giornalisti riguardo alla presenza degli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) in Minnesota, Trump ha risposto con un secco “non ritireremo gli agenti, assolutamente no”, negando categoricamente l’ipotesi di un dietrofront totale.

La questione è però molto più complessa e si innesta in una situazione di alta tensione nello Stato del Midwest. In Minnesota da settimane si susseguono proteste e critiche feroci alla gestione federale delle operazioni di polizia in materia di immigrazione nell’ambito di quella che è stata ribattezzata Operation Metro Surge, con migliaia di agenti dispiegati e numerose controversie legali e politiche.

Le richieste di ritiro delle forze ICE da parte delle autorità locali – inclusa quella del governatore Tim Walz – sono state una costante, soprattutto dopo due scontri a fuoco mortali tra agenti federali e civili, casi che hanno catalizzato l’attenzione nazionale e scatenato proteste di larga scala.

Tuttavia, Trump ha evitato di annunciare un piano di ritiro completo, pur ammettendo che si sta lavorando su una possibile rimodulazione dell’operazione che tenga conto delle preoccupazioni espresse da autorità locali e statali. Lo “scalare” della presenza federale – secondo funzionari della Casa Bianca – dipenderà dal dialogo con le controparti regionali, ma non significa abbandono totale.

Politica estera: Iran e rapporti con Londra

Sul fronte internazionale, Trump ha parlato anche della situazione con l’Iran. Pur non escludendo del tutto l’uso della forza, il presidente ha espresso la speranza che non sarà necessario un intervento militare: “Abbiamo molte navi potenti in navigazione verso l’Iran e sarebbe fantastico se non dovessimo usarle”, ha detto suggerendo l’intenzione di favorire soluzioni alternative al conflitto aperto.

Sullo sfondo della geopolitica globale, Trump ha poi attaccato la decisione del Regno Unito di avvicinarsi alla Cina, definendola “molto pericolosa”. La dichiarazione riflette la crescente irritazione dell’amministrazione americana verso le mosse diplomatiche di Londra nel contesto delle relazioni transatlantiche e dell’equilibrio di potere globale.

La Fed e la nomina del successore di Powell

Un altro tema caldo toccato dal presidente riguarda la politica economica: Trump ha annunciato che venerdì mattina (nel pomeriggio in Italia) renderà noto il nome del successore di Jerome Powell alla guida della Federal Reserve, il cui mandato è in scadenza a maggio. La scelta della nuova guida della banca centrale avrà implicazioni profonde sui mercati finanziari e sulla strategia monetaria degli Stati Uniti, in un momento di forti pressioni inflazionistiche e di incertezza economica.

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