15 Agosto 2026, sabato
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Ex Ilva, maxi causa da 7 miliardi contro Mittal: i commissari parlano di un “disegno predatorio” durato anni

Acciaierie d’Italia, atto d’accusa della gestione commissariale: nel mirino ArcelorMittal e gli ex vertici per una strategia ritenuta sistematica e di lungo periodo

Sette miliardi di euro di risarcimenti richiesti, un impianto accusatorio che ricostruisce sei anni di gestione e una definizione netta: “disegno predatorio”. È il cuore dell’azione risarcitoria avviata dai commissari straordinari di Acciaierie d’Italia – Giovanni Fiori, Giancarlo Quaranta e Davide Tabarelli – nei confronti di ArcelorMittal e degli amministratori che si sono succeduti alla guida della società.

Secondo il documento di sintesi redatto dalla struttura commissariale con il supporto dei legali, il dissesto di Acciaierie d’Italia non sarebbe riconducibile a singoli errori, a scelte sbagliate isolate o a un improvviso peggioramento del contesto industriale. Al contrario, emergerebbe “una strategia unitaria, consapevole e protratta nel tempo”, finalizzata – sostengono i commissari – al trasferimento sistematico e unilaterale di risorse a favore della multinazionale dell’acciaio, a discapito della solidità e dell’autonomia del gruppo ex Ilva.

La ricostruzione parte dal 2018, anno di nascita di ArcelorMittal Italia, poi Acciaierie d’Italia, veicolo societario attraverso cui il colosso siderurgico ha assunto la gestione dei rami d’azienda Ilva, incluso lo stabilimento di Taranto, in forza di un contratto di affitto con obbligo condizionato di acquisto. Presupposto essenziale dell’operazione erano ingenti investimenti, destinati al rilancio produttivo e all’integrazione industriale e commerciale del sito. Promesse che, secondo il documento, sarebbero state disattese fin dall’origine.

La gestione contestata, spiegano i commissari, presenterebbe profili di “mala gestio” imputabili agli amministratori e avrebbe al tempo stesso creato le condizioni per ulteriori condotte illecite. Una situazione che avrebbe reso difficile individuare tempestivamente lo stato di crisi della società e intercettare operazioni dannose per Acciaierie d’Italia.

Tra gli elementi più gravi figura la presunta creazione di una governance parallela: una struttura informale, composta dall’amministratore delegato e da consulenti di sua fiducia, che avrebbe di fatto aggirato il consiglio di amministrazione, rispondendo direttamente ai vertici di ArcelorMittal. Una scelta ritenuta incompatibile con la natura – potenzialmente temporanea – dell’affitto del ramo d’azienda e che avrebbe compromesso in modo irreversibile l’autonomia funzionale del complesso Ilva, impedendo ad Acciaierie d’Italia di operare in continuità come entità stand alone. Secondo le indagini commissariali, questa impostazione avrebbe prodotto una condizione di insolvenza prospettica già nel 2021, al momento del deconsolidamento dal gruppo ArcelorMittal.

Il quadro complessivo delineato parla dunque di responsabilità continuative, non di episodi isolati. Dal 2018 al 2024, si legge nel documento, i vari tasselli emersi comporrebbero un unico disegno, definito senza ambiguità “predatorio”. Un impianto che, se confermato in sede giudiziaria, potrebbe aprire la strada a responsabilità civili e penali di ampia portata, coinvolgendo non solo amministratori ma anche eventuali soggetti terzi che avrebbero concorso consapevolmente alla strategia contestata.

Sul piano operativo, la gestione commissariale riferisce inoltre di aver riscontrato gravi carenze manutentive e danneggiamenti agli impianti Ilva, con effetti diretti e significativi sulla capacità produttiva degli stabilimenti. Da qui una richiesta risarcitoria specifica da 947,4 milioni di euro per il deterioramento del patrimonio industriale, che potrebbe configurare un’ulteriore responsabilità per danneggiamento dei beni aziendali.

Infine, il documento segnala criticità nella dichiarazione dei livelli produttivi ai fini del rilascio dei certificati ETS. Una vicenda già oggetto di un esposto alla Procura di Milano, dove si ipotizza una truffa aggravata legata a una possibile manipolazione dei dati sulle emissioni di CO₂, finalizzata all’ottenimento di quote di emissione gratuite.

Un atto durissimo, quello dei commissari, che apre una nuova e delicata fase giudiziaria nella lunga e complessa storia dell’ex Ilva, con ricadute potenzialmente decisive sul futuro del più grande polo siderurgico d’Europa.

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