4 Luglio 2026, sabato
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Spyware e giornalisti spiati, Ruotolo incalza Meloni: «Il governo sa e non dice. Il Copasir non può essere un paravento»

Il caso Graphite e le intercettazioni ai danni di Fanpage riaccendono lo scontro politico. L’eurodeputato dem accusa Palazzo Chigi di opacità e inerzia.

È passato oltre un anno da quando Francesco Cancellato, direttore di Fanpage.it, ha ricevuto da WhatsApp una comunicazione inquietante: il suo telefono era stato preso di mira da un tentativo di spionaggio attraverso Graphite, uno degli spyware più sofisticati al mondo. A quel primo allarme si è aggiunto, poco dopo, il caso di Ciro Pellegrino, anche lui giornalista di Fanpage, per il quale un’analisi forense ha certificato un hackeraggio riuscito. Da allora, però, dal governo continuano a non arrivare risposte chiare.

A tornare all’attacco è Sandro Ruotolo, responsabile informazione della segreteria nazionale del Partito Democratico, eurodeputato e co-presidente del gruppo di interesse del Parlamento europeo contro lo spyware. Le sue parole sono una replica diretta alle recenti dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sul caso Cancellato.

Secondo Ruotolo, Palazzo Chigi continua a trincerarsi dietro il rapporto del Copasir approvato nel giugno 2025. Un documento che, sottolinea, non esclude affatto che Cancellato sia stato spiato, ma si limita ad affermare che non risulta un’autorizzazione formale da parte dei servizi segreti o dell’autorità delegata. «Un rapporto – accusa – ormai superato dai fatti», perché non tiene conto delle evidenze tecniche emerse successivamente sullo spionaggio ai danni di Pellegrino, realizzato con lo stesso strumento, Graphite.

Il punto centrale, per l’esponente dem, è che il governo italiano non può sostenere di non sapere. Durante l’audizione del 16 aprile scorso al Copasir, l’esperto di Citizen Lab John Scott-Railton avrebbe spiegato senza ambiguità che l’esecutivo dispone di tutti gli strumenti necessari per risalire con certezza ai responsabili delle intercettazioni. «Strumenti che – afferma Ruotolo – il governo ha scelto di non usare».

Un passaggio cruciale riguarda anche Paragon, la società produttrice dello spyware Graphite. Il 9 giugno 2025 l’azienda avrebbe offerto ufficialmente la propria collaborazione per analizzare il caso Cancellato. Offerta respinta dal governo, che ha richiamato ragioni di sicurezza nazionale. Una decisione che ha portato Paragon a rescindere tutti i contratti in essere. «Un fatto gravissimo – denuncia Ruotolo – che apre interrogativi politici enormi».

Per l’eurodeputato del PD, il richiamo alla sicurezza nazionale non può trasformarsi in uno scudo per evitare il confronto politico e pubblico. «Non può diventare un alibi per sottrarsi alla verità», soprattutto quando in gioco ci sono la libertà di stampa e il rispetto dello Stato di diritto.

C’è poi un elemento che rende la vicenda ancora più allarmante: Graphite, ricorda Ruotolo, è uno spyware utilizzato esclusivamente da soggetti statali. Le ipotesi possibili sono quindi solo due, ed entrambe pesantissime. O lo spionaggio è partito dall’interno del nostro Paese, oppure è stato compiuto da un altro Stato ai danni di giornalisti italiani. In quest’ultimo scenario, si tratterebbe di una vera e propria violazione della sovranità nazionale.

Da qui l’affondo finale contro la linea del governo. «Meloni non può continuare a dire “confidiamo nelle procure” e lavarsene le mani», conclude Ruotolo. «Il governo ha i mezzi per sapere chi ha spiato dei giornalisti. Se non li utilizza, è una scelta politica. Serve una comunicazione chiara al Paese: dire se lo spionaggio è avvenuto per mano dello Stato italiano o di un altro Stato. Tutto il resto è solo un tentativo di prendere tempo. E quando si spiano i giornalisti, il tempo non è mai neutro: gioca sempre contro la democrazia».

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