6 Ottobre 2026, martedì
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Attentato a Monaco, caccia alla donna-bomba

Identificata la 39enne ucraina Anastasia Berezovska: fuga tra Francia, Italia e Svizzera. Avvistata a Francoforte, resta latitante

Ha un nome e un volto la donna che lunedì 29 giugno ha seminato terrore nel cuore del Principato di Monaco. Si chiama Anastasia Berezovska, 39 anni, cittadina ucraina residente in Germania, e secondo gli investigatori sarebbe la responsabile dell’attentato dinamitardo contro l’oligarca Vadim Ermolaev e la sua famiglia. Un’azione lucida, pianificata nei dettagli, che ha lasciato dietro di sé feriti gravi e interrogativi ancora aperti sul movente e sulla rete di eventuali complici.

L’esplosione è avvenuta intorno alle 21, davanti all’ingresso di un edificio residenziale nei pressi di Place des Moulins. L’ordigno, nascosto in un pacco o in uno zaino, è stato collocato a pochi passi dal portone e fatto detonare al momento del passaggio della famiglia. A pagare il prezzo più alto è stata Anna Nasobina, compagna di Ermolaev, oggi ricoverata in condizioni gravissime dopo aver subito l’amputazione delle gambe. Feriti anche l’oligarca e il figlio tredicenne, quest’ultimo in modo lieve.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Berezovska avrebbe agito con freddezza e metodo. Nei giorni precedenti avrebbe effettuato diversi sopralluoghi, tornando più volte davanti all’abitazione della famiglia. Anche la mattina dell’attentato sarebbe stata vista nella zona. Decisivo, per la sua identificazione, è stato l’incrocio tra le immagini delle telecamere di sorveglianza e l’analisi dei dati telefonici: il dispositivo che teneva in mano mentre si muoveva nei pressi del luogo dell’attacco ha consentito di tracciare i suoi spostamenti.

La sera dell’attentato, la donna avrebbe individuato la famiglia e iniziato a seguirla. Poi, con un movimento calcolato, li avrebbe superati per anticiparne l’arrivo sotto casa, fermandosi a una decina di metri dal portone. A quel punto ha raggiunto l’ingresso, ha lasciato l’ordigno sui gradini e si è allontanata rapidamente, senza mai perdere di vista la scena. Quando Nasobina si è avvicinata all’ingresso, è scattata la detonazione a distanza.

Subito dopo l’attacco è iniziata la fuga. Secondo la ricostruzione degli investigatori, Berezovska ha attraversato a piedi il confine con la Francia, raggiungendo Beausoleil, dove aveva lasciato un’auto noleggiata in Germania. Da lì si è diretta verso l’Italia, passando per Ventimiglia, per poi proseguire verso la Svizzera. Un itinerario studiato per confondere le tracce, ma che non ha impedito agli inquirenti di seguirne il percorso. Nelle ultime ore, una segnalazione la colloca nuovamente in Germania, a Francoforte, città dove risulta residente ma dove, al momento, non è stata rintracciata.

La Procura del Principato ha emesso una “Red Notice” dell’Interpol per favorirne la cattura a livello internazionale. Le accuse sono pesanti: tentato omicidio, collocazione di un ordigno esplosivo in luogo pubblico e associazione a delinquere. Nella scheda diffusa agli organi di polizia, la donna è descritta come germanofona, con un vistoso tatuaggio sul braccio destro — dalla spalla al gomito — che raffigurerebbe un serpente.

Intanto, in Germania, la polizia dell’Assia e la Procura di Francoforte hanno perquisito l’abitazione presa in affitto dalla sospettata nel distretto del Main-Taunus e il veicolo utilizzato per la fuga. Durante le operazioni sono stati sequestrati elementi ritenuti utili alle indagini, ora al vaglio degli investigatori monegaschi. La cooperazione tra le autorità europee è stretta e costante, segno della complessità di un caso che si muove su più fronti.

Resta da chiarire se Berezovska abbia agito da sola. Gli inquirenti non escludono la presenza di una rete di supporto. Due uomini, inizialmente fermati nei giorni successivi all’attentato, sono stati poi rilasciati per mancanza di prove. Ma il sospetto di un’azione coordinata resta sul tavolo.

Sul movente, infine, prevale la cautela. Le autorità monegasche, pur indagando per tentato omicidio, non privilegiano al momento la pista terroristica. Più probabile, secondo alcune fonti investigative, che dietro l’attacco si nascondano interessi criminali o regolamenti di conti legati all’ambiente dell’oligarca ucraino. Un’ipotesi che, se confermata, trasformerebbe l’attentato in un episodio di una guerra silenziosa combattuta lontano dai riflettori, ma capace di esplodere — letteralmente — nel cuore dell’Europa.

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