Un annuncio shock scuote gli equilibri internazionali e apre uno dei capitoli più gravi e controversi della crisi venezuelana. L’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che Nicolás Maduro sarebbe stato “catturato” al termine di un attacco militare su larga scala contro il Venezuela, attribuendo l’operazione alle forze statunitensi. Un’affermazione che ha immediatamente incendiato il fronte diplomatico globale.
Da Caracas è arrivata una replica durissima. Il governo venezuelano ha parlato di una «gravissima aggressione militare degli Stati Uniti», denunciando una violazione della sovranità nazionale e del diritto internazionale. A rendere ancora più teso il clima è intervenuta la vicepresidente venezuelana, che ha liquidato le dichiarazioni di Trump come propaganda, rilanciando una sfida diretta: «Mostri le prove che Maduro non sia vivo».
Secondo quanto riferito dalle autorità venezuelane, il presidente Maduro – prima dell’attacco – aveva proclamato lo stato d’emergenza e lanciato un appello alla mobilitazione popolare, invitando la popolazione a sostenere le istituzioni del Paese di fronte a quella che viene descritta come un’aggressione esterna senza precedenti. Una mossa che conferma il livello di allerta e la percezione di una minaccia imminente da parte del governo di Caracas.
Sul piano internazionale, la reazione più netta è arrivata da Mosca. La Russia ha condannato con fermezza l’azione militare statunitense, definendola destabilizzante e pericolosa per la sicurezza globale. Una presa di posizione che rafforza il fronte delle tensioni geopolitiche e rilancia il confronto tra grandi potenze, con il Venezuela ancora una volta al centro di una partita che va ben oltre i suoi confini.
Nel caos delle dichiarazioni incrociate, resta al momento un punto fermo: l’assenza di prove indipendenti che confermino la cattura di Maduro. Un vuoto che alimenta interrogativi, timori e speculazioni, mentre la comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione l’evolversi di una crisi che rischia di trasformarsi in un detonatore globale.
