29 Giugno 2026, lunedì
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Venezuela, recuperato il corpo del salernitano Enzo Cuomo: oltre 1.400 morti sotto le macerie del sisma

Caracas devastata dal terremoto del 24 giugno: migliaia di dispersi, soccorsi tra tensioni e polemiche. E il maltempo aggrava un’emergenza già fuori controllo

Ogni ora che passa consuma un altro frammento di speranza. In Venezuela, il bilancio del devastante terremoto che ha colpito il Paese il 24 giugno si aggrava senza sosta: le vittime accertate hanno raggiunto quota 1.450, mentre i feriti superano ormai le 3mila unità. Ma è il numero dei dispersi a restituire la misura più drammatica della tragedia: oltre 50mila persone risultano ancora irreperibili, segnalate attraverso canali ufficiali e piattaforme digitali nate per raccogliere appelli disperati.

Col passare dei giorni, gli elenchi si trasformano: decine di nomi scivolano quotidianamente dalla lista dei “desaparecidos” a quella dei morti. Tra loro anche Enzo Cuomo, originario del Salernitano, il cui corpo è stato recuperato tra le macerie del palazzo di 14 piani in cui si trovava con la moglie Trini Adrian e la figlia Isabella, 22 anni. L’edificio, situato nel quartiere di Los Palos Grandes a Caracas, è collassato durante la doppia scossa che ha sconvolto la capitale. Delle due donne non si hanno ancora notizie.

Città in ginocchio, si scava senza sosta

Solo a Caracas si contano oltre 700 edifici completamente o parzialmente distrutti; il numero supera il migliaio se si considera l’intera area colpita dal sisma di magnitudo 7,5. Tra cumuli di cemento e ferraglia, le operazioni di soccorso proseguono senza interruzioni, alimentate da una corsa contro il tempo che si fa ogni giorno più disperata.

Squadre internazionali sono operative tra la capitale e lo stato costiero di La Guaira. Tra queste, anche un contingente di vigili del fuoco italiani impegnato in una complessa operazione a Macuto: sotto le macerie di un edificio crollato si trovano una donna e due dei suoi tre figli. La sopravvissuta è riuscita a inviare un messaggio alla cugina tramite WhatsApp, permettendo ai soccorritori di localizzarla.

I segnali captati con il geofono confermano che la donna è viva. «Dobbiamo scavare ancora più in profondità per raggiungerla», spiegano i soccorritori, mentre cresce la tensione per le condizioni dei bambini, che secondo la madre sarebbero accanto a lei e ancora in vita.

Appelli ufficiali e tensioni sul campo

Dal governo ad interim arriva un invito a non cedere allo sconforto. La presidente Delcy Rodríguez ha ribadito la necessità di mantenere viva la fiducia: «Oggi abbiamo salvato persone ancora vive. Non dobbiamo perdere la speranza». L’esecutivo ha annunciato la creazione di una commissione speciale incaricata di valutare la stabilità degli edifici e verificare se sia possibile per gli sfollati – migliaia dormono in strada – rientrare nelle proprie abitazioni.

Ma il clima nel Paese è tutt’altro che rassicurante. Cresce il malcontento, alimentato da dubbi sulla trasparenza dei dati ufficiali: secondo diverse organizzazioni indipendenti, il numero reale di vittime e dispersi sarebbe ben più alto. A complicare ulteriormente il quadro, si registrano frizioni tra autorità locali e squadre di soccorso internazionali, alle quali in alcuni casi viene negato l’accesso alle aree più colpite.

In questo contesto, si inserisce anche l’annuncio della leader dell’opposizione Maria Corina Machado, che ha dichiarato l’intenzione di rientrare in Venezuela dopo un lungo periodo di esilio: «È il momento di stare accanto al mio popolo. Dobbiamo unirci per piangere i nostri morti e trovare la forza di andare avanti», ha affermato.

Emergenza nell’emergenza: il Paese travolto dal maltempo

Come se non bastasse la devastazione del terremoto, una nuova minaccia si è abbattuta sul Venezuela. Nelle ultime ore, violente piogge hanno provocato l’esondazione di fiumi e torrenti nello stato di Portuguesa, circa 500 chilometri a sud-ovest della capitale.

Le inondazioni hanno causato ingenti danni alle infrastrutture, isolando intere comunità. Nel comune di Unda, oltre cento famiglie sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni invase dall’acqua. Al momento non si registrano vittime, ma la situazione resta critica e rischia di aggravare ulteriormente un’emergenza umanitaria già al limite del collasso.

Tra macerie e fango, il Venezuela continua a contare i suoi morti. E mentre il tempo scorre inesorabile, la speranza si assottiglia, sepolta sotto strati sempre più pesanti di silenzio e distruzione.

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