Il cyberspazio torna a essere terreno di scontro geopolitico. Il gruppo hacker Handala, ritenuto vicino all’Iran, ha rivendicato la pubblicazione di dati sensibili sottratti al telefono cellulare di Tzachi Braverman, potente capo di gabinetto del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Un’operazione che, se confermata nei dettagli, rappresenta un nuovo fronte nella guerra non dichiarata tra Teheran e Tel Aviv.
Secondo quanto riferito dalle autorità israeliane, le informazioni diffuse proverrebbero dalla rubrica del dispositivo di Braverman e includerebbero numeri di telefono attribuibili ad alti funzionari governativi e a membri del ristretto cerchio che affianca quotidianamente il premier. Tra i contatti finiti online figurerebbe anche quello di Sara Netanyahu, moglie del primo ministro, un elemento che accresce la portata simbolica e politica dell’attacco.
Il materiale reso pubblico dal gruppo Handala non si limiterebbe ai soli contatti telefonici. Nel pacchetto di dati trapelati comparirebbero anche contenuti multimediali apparentemente di natura personale, tra cui video, oltre a documenti ufficiali che potrebbero riguardare l’attività istituzionale dell’ufficio del premier. Un mix potenzialmente esplosivo, capace di sollevare interrogativi sulla sicurezza delle comunicazioni ai massimi livelli dello Stato ebraico.
Israele, che da anni investe ingenti risorse nella difesa cibernetica, minimizza l’impatto operativo della violazione ma non nasconde la preoccupazione per il messaggio politico dell’azione: colpire non solo le infrastrutture, ma anche le persone chiave del potere. In un contesto regionale già segnato da tensioni crescenti, l’attacco rivendicato da Handala conferma come la guerra digitale sia ormai parte integrante del confronto strategico in Medio Oriente.
