29 Aprile 2026, mercoledì
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Schlein attacca il governo: “Sulla Corte dei Conti un disegno per svuotare la legalità”

La segretaria del Pd contro la riforma voluta dall’esecutivo: “Si indeboliscono i controlli e si mina l’equilibrio democratico”

La riforma della Corte dei Conti diventa un nuovo terreno di scontro politico tra governo e opposizioni. A puntare il dito contro l’esecutivo è la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, che legge l’intervento normativo come parte di una strategia più ampia volta a ridurre i controlli e ad allargare pericolosamente le maglie della responsabilità nella gestione della cosa pubblica.

Secondo Schlein, le modifiche prospettate – dal meccanismo del silenzio assenso all’introduzione di un tetto massimo alle sanzioni per i funzionari che violano la legge – si inseriscono in un quadro già aggravato dall’abolizione dell’abuso d’ufficio. Un insieme di scelte che, a suo giudizio, rischia di creare “una sacca di impunità” capace di indebolire le garanzie poste a tutela dell’interesse pubblico.

La leader dem richiama anche un precedente politicamente significativo: lo stop della Corte dei Conti al progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. Un episodio che, secondo Schlein, avrebbe irritato Palazzo Chigi al punto da rendere esplicita la linea del governo. “Giorgia Meloni lo ha detto senza ambiguità – sostiene –: questo esecutivo vuole le mani libere per decidere come spendere i soldi degli italiani, rifiutando ogni forma di controllo che non sia una ratifica automatica”.

Nel mirino c’è soprattutto l’idea che il consenso elettorale possa trasformarsi in una sorta di immunità dal controllo di legalità. Una visione che, per la segretaria del Pd, contrasta frontalmente con i principi cardine dello Stato di diritto. “La separazione dei poteri – sottolinea – è uno dei pilastri della democrazia: a ogni potere, in particolare a quello di governo, deve corrispondere un limite efficace, posto a garanzia di tutti”.

È proprio questo equilibrio, conclude Schlein, ad essere messo in discussione dalle riforme dell’esecutivo Meloni. Un attacco che non riguarda solo un organo di controllo, ma l’architettura stessa delle istituzioni democratiche.

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