5 Ottobre 2026, lunedì
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Ucraina, Appendino a Europa Radicale: «Niente polemiche con chi difende guerre e censure»

La deputata M5S respinge le accuse di filoputinismo e attacca il fronte interventista: «Senza argomenti si usano etichette. La propaganda non ferma la guerra, la diplomazia sì».

Chiara Appendino non arretra di un passo e rilancia. Dopo le accuse arrivate dal presidente di Europa Radicale, Igor Boni, la deputata del Movimento 5 Stelle affida a una nota una risposta netta, che va oltre la polemica personale e punta dritta al cuore del dibattito sulla guerra in Ucraina e sul ruolo dell’Europa.

«Dunque ora sarei filo-putiniana?», si chiede Appendino, respingendo con decisione l’etichetta che le è stata attribuita. La sua posizione, chiarisce, nasce esclusivamente dalla difesa dei promotori di un evento culturale e politico e non da simpatie o contiguità con il Cremlino. Al contrario, per la parlamentare torinese, proprio questo riflesso accusatorio dimostra la fragilità del fronte che sostiene la prosecuzione del conflitto.

Nel mirino finisce quella che definisce una concezione “distorta” della democrazia: quando mancano argomenti, sostiene Appendino, si ricorre alle categorie infamanti. «Il cosiddetto partito della guerra non risponde nel merito – è il ragionamento – ma distribuisce patenti e appiccica etichette». Un meccanismo che, a suo avviso, si traduce in una vera e propria caccia alle streghe contro chiunque osi mettere in discussione la narrazione dominante.

La deputata M5S richiama quella che considera la realtà dei fatti: un fronte ucraino in grave difficoltà e un’Unione europea sempre più marginale nello scacchiere internazionale. In questo quadro, bollare come “putiniano” chi invoca una soluzione diplomatica equivale, secondo Appendino, a rifiutare di vedere «che il re è nudo».

Da qui la scelta di non alimentare lo scontro diretto. «Non perdo tempo a polemizzare con chi sostiene guerre e censure», afferma, spostando l’attenzione sul mutamento degli equilibri globali. Mentre in Europa, accusa, si resta immobili o addirittura si ostacola ogni spiraglio di trattativa, altrove la realpolitik avanza: il riferimento è al ruolo di Donald Trump e ai nuovi assetti internazionali che starebbero prendendo forma al di fuori dei confini dell’Unione.

Il messaggio finale è una stoccata che chiude il ragionamento senza ambiguità. Continuare a gridare al tradimento contro chi chiede la pace, avverte Appendino, non modificherà l’esito del conflitto né restituirà a Kiev i territori perduti. «La propaganda non ferma i carri armati – è la conclusione – la diplomazia sì».

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