6 Ottobre 2026, martedì
HomeItaliaCronacaLa ricina, i computer e il mistero di Pietracatella: dieci mesi dopo...

La ricina, i computer e il mistero di Pietracatella: dieci mesi dopo il giallo è ancora senza risposta

Prima il malore scambiato per una gastroenterite, poi il crollo improvviso e la morte di Sara e Antonella Di Vita. Ora gli investigatori guardano ai dispositivi elettronici e alle tracce lasciate online, fino a chiedere, secondo indiscrezioni, la collaborazione dell’Fbi. Su Reddit sarebbe comparsa una ricerca sui “veleni ad azione rapida”. Ma il tempo, in rete come nelle indagini, può cancellare le tracce.

A volte il veleno non arriva con il volto che ci si aspetterebbe. Non c’è una scena da romanzo, nessun sintomo immediatamente riconoscibile, nessun campanello d’allarme capace di dire ai medici: attenzione, qui non è una semplice gastroenterite. La ricina, almeno nel caso di Pietracatella, avrebbe avuto proprio questo vantaggio terribile: confondersi con qualcosa di molto più comune.

Il 26 dicembre scorso Sara Di Vita, 15 anni, e sua madre Antonella Di Ielsi arrivano all’ospedale di Campobasso con vomito, diarrea e dolori addominali. Sintomi da manuale per una diagnosi che, in quel momento, sembra quasi obbligata: un problema gastrointestinale. La medicina lavora sui dati che ha davanti, non su quelli che arriveranno il giorno dopo.

E infatti, dopo gli accertamenti e una valutazione specialistica per la ragazza, le condizioni sembrano migliorare. Il consiglio è semplice, quasi domestico: pasti leggeri e molta idratazione. Poi le dimissioni.

Poche ore dopo, però, Sara morirà. Il giorno successivo toccherà alla madre.

È da quella sequenza che nasce uno dei nodi più inquietanti dell’inchiesta sulla morte delle due donne, oggi al centro di un fascicolo per duplice omicidio premeditato. Dieci mesi dopo, la procura di Larino continua a cercare una spiegazione che tenga insieme il quadro tossicologico, quello medico e quello investigativo.

E adesso l’indagine guarda anche ai computer.

La pista digitale porta a Reddit

Gli investigatori stanno passando al setaccio i dispositivi elettronici nella speranza di trovare una traccia capace di raccontare ciò che le persone coinvolte non hanno raccontato, o forse ciò che nessuno ha mai pensato potesse essere importante.

Secondo quanto riportato da LaPresse, l’attività investigativa avrebbe riguardato anche contenuti e ricerche effettuate sulla piattaforma americana Reddit. Il punto, se confermato, sarebbe particolarmente delicato: da un computer con un indirizzo IP riconducibile alla zona di Pietracatella sarebbe stata effettuata una ricerca sui cosiddetti “veleni ad azione rapida” e sulla preparazione della ricina.

Una traccia che, presa da sola, non dimostra nulla. Una ricerca su Internet non equivale a un movente, tantomeno a una prova di omicidio. Ma in un’inchiesta dove il veleno è invisibile e la scena del delitto non assomiglia affatto a una scena del delitto, anche una ricerca apparentemente banale può diventare un tassello da verificare.

Il problema è che Internet, nonostante la sua fama di memoria infinita, dimentica parecchio. Reddit, secondo quanto riferito, cancellerebbe automaticamente dopo 100 giorni gli indirizzi IP raccolti. E quando una traccia digitale viene cancellata, recuperarla non è esattamente come rovistare nel cestino della carta straccia.

Per questo, sempre secondo indiscrezioni non confermate dalla procura, gli investigatori avrebbero chiesto anche una collaborazione alle autorità statunitensi, arrivando a coinvolgere l’Fbi. Una richiesta che, se confermata, racconta da sola quanto la pista informatica sia diventata importante nell’inchiesta.

Non significa, naturalmente, che l’Fbi abbia trovato il colpevole. Significa che gli investigatori stanno cercando di capire chi abbia cercato cosa, quando lo abbia cercato e soprattutto da quale dispositivo.

Tre domande semplici. Le risposte, molto meno.

Il primo accesso in ospedale: una gastroenterite che sembrava davvero una gastroenterite

A complicare il quadro c’è la testimonianza del medico che visitò la famiglia al primo accesso.

Pietro Vuotto, 58 anni, è uno dei cinque medici indagati per omicidio colposo. Al Corriere della Sera ha raccontato di essersi trovato davanti a un quadro clinico che, in quel momento, appariva coerente e leggibile.

“Sia Sara che Antonella sono arrivate con un quadro gastroenteritico chiaro”, ha spiegato.

Le due donne riferivano episodi di vomito e diarrea e lamentavano dolori addominali. Sintomi compatibili con una patologia del tratto gastroenterico. Gianni Di Vita, padre di Sara e marito di Antonella, presentava invece un quadro differente, più generale. Aveva nausea, ma il medico precisa di non averlo mai visto vomitare.

Poi gli accertamenti. E un elemento che, riletto oggi, pesa inevitabilmente molto più di quanto potesse pesare quel giorno: stavano meglio.

Erano in piedi. Le condizioni sembravano essersi stabilizzate. Sara era stata valutata anche da uno specialista. Nulla, racconta Vuotto, lasciava immaginare l’imminenza di un dramma.

E così arrivano le dimissioni.

La medicina, in quel momento, aveva fatto quello che doveva fare sulla base degli elementi disponibili. Il problema è che il quadro reale, secondo quanto emerso successivamente, era un altro.

Poi il crollo. E sembra un’altra persona

Il giorno dopo Sara torna in pronto soccorso.

Questa volta il quadro è completamente diverso.

Codice rosso. Pressione bassa. Linguaggio impastato. Confusione. Sonnolenza.

“Riferendomi al quadro clinico, avrei fatto fatica a riconoscerla”, racconta Vuotto.

È il passaggio che più di ogni altro restituisce la brutalità dell’evoluzione della malattia. Nel giro di poche ore, quella che sembrava una paziente con una comune patologia gastrointestinale diventa una ragazza in condizioni gravissime.

Il medico avvia la terapia idratante. Ma Sara continua a peggiorare.

Intorno alle 19 si alza dalla barella. Deve andare in bagno. Fa pochi passi e cade. Si accascia.

A quel punto il quadro precipita definitivamente. I parametri peggiorano e la ragazza viene affidata alla Rianimazione. Poco dopo muore.

Il giorno seguente muore anche Antonella.

Due decessi ravvicinati, una sostanza tossica estremamente pericolosa e una diagnosi iniziale che, almeno apparentemente, non aveva lasciato intravedere il vero pericolo.

“In 26 anni non ho mai visto un’evoluzione simile”

È forse questa la frase che meglio fotografa l’enigma medico.

“Non ho mai visto in 26 anni di carriera una evoluzione simile”, racconta Vuotto.

Il medico insiste su un punto decisivo: al primo accesso più sanitari, compreso uno specialista, avevano riscontrato un quadro compatibile con una gastroenterite.

“La ricina si traveste così”, osserva.

E qui il caso diventa ancora più difficile. Perché riconoscere un avvelenamento da ricina non significa automaticamente avere a disposizione uno strumento capace di fermarlo. Non esiste un antidoto in grado di risolvere il problema come si potrebbe fare, in altri casi, davanti a determinate intossicazioni.

La tossina può quindi guadagnare tempo proprio mentre la medicina cerca una spiegazione più ordinaria.

Ed è il tempo, in questa storia, uno degli elementi più inquietanti.

La domanda che resta: una seconda esposizione?

C’è però un altro interrogativo. Ed è quello che lo stesso Vuotto considera plausibile, pur senza poterlo dimostrare.

L’aggravamento così netto delle condizioni potrebbe essere compatibile con una duplice esposizione al veleno?

“Lo ritengo plausibile, non lo escludo”, afferma il medico.

È una possibilità che dovrà essere valutata dagli accertamenti tossicologici e dagli esperti. Proprio per questo l’indagine scientifica resta centrale, insieme agli esami affidati anche agli specialisti del Robert Koch Institute di Berlino.

Nel frattempo, gli investigatori lavorano sull’altra metà del problema: non più il corpo delle vittime, ma ciò che è rimasto nei dispositivi elettronici.

Computer, cronologie, ricerche, account, indirizzi IP. Tutto ciò che può trasformare una domanda digitata davanti a uno schermo in una possibile sequenza temporale.

La vera domanda, però, non è soltanto chi abbia cercato informazioni sulla ricina.

È capire perché.

E soprattutto se quella ricerca sia stata fatta prima che Sara e Antonella morissero, da chi sia stata effettuata e quale rapporto abbia, eventualmente, con ciò che accadde a Pietracatella.

Per ora non ci sono risposte definitive.

Ci sono una tossina, due morti, un’indagine per duplice omicidio, una diagnosi iniziale che sembrava plausibile, un improvviso peggioramento e una serie di tracce digitali che gli investigatori stanno cercando di ricostruire prima che il tempo le cancelli.

Il veleno ha lasciato poche tracce visibili.

Forse, dietro uno schermo, qualcuno ne ha lasciate di più.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti