Donald Trump assicura che sulla guerra tra Russia e Ucraina “sono stati fatti molti progressi”, lasciando intendere un possibile avvicinamento a una soluzione negoziata. Parole che arrivano mentre la diplomazia internazionale entra in una fase di intensa attività e il fronte europeo rafforza la linea della pressione economica su Mosca.
In questo quadro si inserisce la missione dell’inviato speciale americano Steve Witkoff, atteso nel fine settimana a Berlino per una serie di incontri chiave con i principali leader europei e con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. La scelta della Casa Bianca di affidare a Witkoff un ruolo centrale conferma la volontà degli Stati Uniti di imprimere una decisa accelerazione ai negoziati, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a un accordo di pace entro la fine dell’anno.
Parallelamente, l’Unione europea ha dato il via libera al congelamento a tempo indeterminato degli asset russi, una misura che rafforza il fronte delle sanzioni economiche. L’Italia ha votato a favore e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ribadito con chiarezza che Roma, insieme a Bruxelles, resta “saldamente al fianco di Kiev”, riaffermando il sostegno politico e strategico all’Ucraina.
Da Mosca, però, arrivano segnali tutt’altro che concilianti. Dopo la revisione del piano di pace americano, fonti russe hanno precisato che il testo “potrebbe non soddisfarci”, ribadendo una linea dura sulle condizioni di un’eventuale tregua: un cessate il fuoco, secondo il Cremlino, sarebbe possibile solo a fronte del ritiro delle forze ucraine dal Donbass. Una posizione che rischia di allontanare ulteriormente le parti.
Sul fronte europeo, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha sottolineato la necessità di garantire a Kiev una “pace giusta e duratura”, accompagnata da “garanzie di sicurezza molto robuste”, considerate indispensabili per evitare una nuova escalation futura.
Intanto, la guerra continua a produrre immagini drammatiche. Le autorità russe hanno riferito del ritrovamento dei corpi di militari ucraini morti per ipotermia nei pressi di Lyman, nella regione di Kharkiv, in aree che sarebbero state ex postazioni delle Forze armate ucraine. Secondo quanto comunicato dal ministero della Difesa russo l’11 dicembre, le unità del gruppo militare “Nord” avrebbero completato la conquista del villaggio di Lyman.
Tra dichiarazioni di apertura, condizioni rigide e nuove misure economiche, il conflitto resta sospeso tra la ricerca di una via diplomatica e la durezza di una guerra che, sul terreno, non accenna a fermarsi.
