3 Luglio 2026, venerdì
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Il caso Shahin scuote Torino: l’imam trasferito in un Cpr, il M5S porta la vicenda in Parlamento

Appendino e Iaria contestano la revoca del permesso di soggiorno di lungo periodo: “Decisione opaca e sproporzionata, rischio di persecuzioni in Egitto”. Chiesta un’immediata revisione al ministro Piantedosi.

Per Mohamed Mahmoud Ebrahim Shahin, storico imam torinese, la giornata si è trasformata in un fulmine a ciel sereno: il Ministero dell’Interno gli ha revocato il permesso di soggiorno di lungo periodo e lo ha trasferito in un Centro per il rimpatrio distante centinaia di chilometri dalla città in cui vive e opera da oltre vent’anni. Un provvedimento improvviso, dalle motivazioni controverse, scaturito da una dichiarazione pronunciata durante una manifestazione, rispetto alla quale la Procura di Torino aveva già chiesto l’archiviazione del procedimento penale.

È da questo punto che si infiamma la vicenda, destinata rapidamente a diventare un caso politico nazionale.

Secondo quanto riferiscono i deputati del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino e Antonino Iaria, la misura adottata dal Viminale non solo apparirebbe priva di trasparenza, ma rischierebbe di mettere il religioso in una posizione estremamente pericolosa qualora venisse rimpatriato in Egitto. “Siamo davanti a un provvedimento tanto grave quanto opaco, che espone Shahin al concreto rischio di persecuzione e tortura”, affermano in una nota i due parlamentari, ricordando come l’imam sia persona incensurata, radicata da decenni nella comunità torinese e riconosciuta per il suo impegno costante nel dialogo interreligioso.

La figura di Shahin, infatti, non è quella di un religioso di passaggio: da anni rappresenta un punto di riferimento per centinaia di fedeli e per un ampio ventaglio di realtà civiche e interconfessionali, con cui ha intessuto percorsi di confronto e mediazione. Una presenza stabile e integrata che rende, agli occhi dei parlamentari pentastellati, ancora più difficili da comprendere la scelta e le modalità del provvedimento.

Appendino e Iaria hanno così depositato un’interrogazione parlamentare chiedendo al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi di riconsiderare immediatamente la decisione e di chiarire le ragioni che hanno portato alla revoca del titolo di soggiorno e al trasferimento nel Cpr. Una richiesta che apre il fronte istituzionale di una vicenda già carica di tensioni giuridiche, sociali e politiche.

Il caso, ora, approda sul tavolo del governo mentre in città cresce la preoccupazione della comunità religiosa e di associazioni che da anni collaborano con l’imam. In attesa di una risposta ufficiale del Viminale, resta l’immagine di una misura che ha sollevato più interrogativi che certezze, proiettando la vicenda di Shahin dal piano personale a quello nazionale.

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