La guerra tra Russia e Ucraina continua a scavare silenzi e rovine nel quotidiano di chi vive lungo la linea del fronte. A Kherson, città simbolo delle ferite del conflitto, un nuovo attacco ha colpito in modo brutale la vita civile. Secondo quanto reso noto dal capo dell’amministrazione militare regionale, Oleksandr Prokudin, un drone russo ha centrato un’automobile in transito, uccidendo una donna di 34 anni e un bambino di soli sei anni. Nell’esplosione è rimasto ferito anche un uomo di 50 anni, immediatamente trasportato in ospedale.
Il racconto, diffuso da Ukrainska Pravda, restituisce l’immagine di una città nuovamente esposta alla vulnerabilità degli attacchi aerei, dove la quotidianità si scontra con la costante minaccia dei droni e dell’artiglieria. Kherson, liberata dalle truppe ucraine nel novembre 2022, continua infatti a essere bersaglio di raid quasi quotidiani provenienti dalla sponda sinistra del Dnipro, ancora sotto controllo russo.
Mentre il fronte meridionale vive un’altra tragedia civile, in Russia un tribunale emette una delle sentenze più pesanti dalla fase iniziale del conflitto. Una Corte di Rostov sul Don ha condannato all’ergastolo otto persone accusate di aver organizzato l’attentato al ponte di Crimea dell’8 ottobre 2022, un’esplosione che fece precipitare nel vuoto un camion carico di esplosivo, provocando la morte di cinque persone e infliggendo un duro colpo simbolico e logistico al collegamento tra la Russia e la penisola annessa nel 2014.
L’agenzia Ria Novosti riferisce che, secondo gli investigatori russi, il piano sarebbe stato orchestrato dai servizi di sicurezza ucraini. Kiev ha sempre negato il coinvolgimento diretto nell’attacco, pur definendo il ponte un obiettivo militare legittimo. La rappresaglia russa non tardò: due giorni dopo, Mosca avviò una serie di raid sistematici contro le infrastrutture energetiche ucraine, una campagna che ha lasciato il Paese per settimane al buio e al gelo e che, con intensità variabile, prosegue ancora oggi.
Le due storie, lontane geograficamente ma parte di un medesimo mosaico, confermano la perdurante spirale di violenza del conflitto. A Kherson si contano le vittime tra i civili, mentre a Rostov si chiude un capitolo giudiziario che Mosca presenta come un segnale di forza. Intanto, la guerra nelle sue forme più dirette e nei suoi risvolti politici continua a ridisegnare i destini di milioni di persone, senza che si intraveda una via d’uscita immediata dal confronto armato.
