La violenza che da mesi serpeggiava nel centro di Padova e nell’area attorno alla Stazione ferroviaria aveva un volto insospettabile: quello di quattro ragazze minorenni, capeggiate da due sedicenni ritenute le protagoniste di una serie di episodi aggressivi consumati con sorprendente determinazione. Dopo settimane di accertamenti, la Squadra Mobile ha dato esecuzione alle misure cautelari disposte dal Tribunale per i Minorenni, mettendo fine a un piccolo ma inquietante circuito di intimidazioni, furti e rapine.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, il gruppo si muoveva con continuità tra le vie del centro storico e la zona della Stazione, scegliendo prevalentemente vittime giovani o persone considerate più fragili. Le modalità ricordavano, nel loro schema ripetuto, un rituale di dominio: avvicinamenti improvvisi, minacce esplicite, sottrazioni rapide di beni personali. Un repertorio di violenza che aveva creato un clima di allarme crescente, soprattutto tra gli adolescenti che frequentano quotidianamente quelle aree.
Le due sedicenni – una nata a Padova, l’altra originaria di Monselice – non erano figure sconosciute all’Autorità giudiziaria. Le segnalazioni accumulate nel tempo restituivano già il profilo di ragazze spesso coinvolte in condotte aggressive, capaci di trascinare le coetanee in comportamenti sempre più spregiudicati. Con loro agivano una tredicenne e un’altra minorenne della stessa età, ma le indagini hanno individuato nelle due più grandi le personalità dominanti: autonome nelle iniziative, impermeabili alle regole, decise a esercitare la forza del branco come strumento di controllo.
Una volta rintracciate, per una delle due è stato disposto l’accompagnamento all’Istituto Penitenziario Minorile di Pontremoli, in provincia di Massa Carrara. L’altra è stata collocata in una comunità in Calabria. Entrambe erano già state destinatarie di misure di prevenzione emesse dal Questore di Padova, Marco Odorisio, segno di un percorso deviato che le autorità seguivano da tempo con crescente preoccupazione.
L’attività della Squadra Mobile ha permesso di delineare un quadro chiaro: non si trattava di gesti episodici o di sbandate occasionali, ma di un comportamento reiterato e strutturato, capace di generare nelle vittime un senso di vulnerabilità e paura. Un pattern di violenza giovanile che, pur sviluppandosi in un contesto ristretto, mette in luce dinamiche di gruppo, pressioni identitarie e fragilità sociali che interrogano la comunità e le istituzioni.
Con le misure cautelari eseguite, si chiude una fase investigativa complessa, ma si apre quella – altrettanto delicata – del percorso rieducativo delle giovani protagoniste. Un percorso che dovrà confrontarsi non solo con la responsabilità penale, ma anche con la necessità di contrastare un modello di comportamento che ha trasformato la vita quotidiana di più persone in un terreno di paura e sopraffazione.
