16 Agosto 2026, domenica
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Pisa, violenza sessuale su una bambina di sei anni: in carcere un 23enne dopo gli accertamenti clinici e genetici

Il racconto ingenuo della piccola alla madre ha fatto scattare il protocollo sanitario e le indagini: il dna dell’indagato sui vestiti della bambina ha portato il gip a disporre la custodia cautelare

La segnalazione è arrivata nel modo più fragile e insieme più inequivocabile: poche parole, pronunciate senza piena coscienza, da una bambina di sei anni che alla madre ha confidato che il padre di alcuni suoi amici aveva avuto atteggiamenti strani con lei. Un racconto confuso, ma sufficiente a risvegliare nella donna il timore che potesse essere successo qualcosa di grave. Da quel momento, una vicenda iniziata in ambito familiare è diventata immediatamente un caso giudiziario, affrontato con la cautela e la competenza previste per i presunti abusi sui minori.

Secondo quanto ricostruito, la madre — convinta di poter trovare una spiegazione razionale — ha tentato un confronto diretto con il 23enne indicato dalla figlia. Non avendo ricevuto risposte rassicuranti, ha deciso di rivolgersi a una struttura sanitaria, attivando così il percorso previsto nei casi di sospetto abuso. Al pronto soccorso sono entrati in azione medici e operatori specializzati, incaricati di assistere la bambina, tutelarla e svolgere le prime verifiche cliniche, fondamentali per raccogliere eventuali elementi utili alle indagini.

La piccola è stata trasferita all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, dove è scattato il cosiddetto protocollo rosa, un iter dedicato ai minori potenzialmente vittime di violenza. Qui, un’équipe multidisciplinare ha garantito supporto medico e psicologico alla bambina e alla madre, effettuando gli accertamenti preliminari e i prelievi necessari a preservare eventuali tracce scientifiche. Parallelamente, l’ospedale ha allertato la Squadra Mobile di Firenze, che a sua volta ha avviato un confronto costante con la Sezione Specializzata della Squadra Mobile di Pisa.

Gli investigatori hanno proceduto con una serie di approfondimenti, tra cui l’audizione protetta della minore: una procedura indispensabile per raccogliere la sua testimonianza senza esporla a ulteriori traumi. Gli accertamenti di genetica forense, nel frattempo, hanno restituito un dato ritenuto particolarmente rilevante dagli inquirenti: sui vestiti della bambina sono state individuate tracce di dna riconducibili al 23enne. Elementi scientifici che, uniti al materiale raccolto nelle prime fasi dell’indagine, hanno contribuito a delineare un quadro indiziario considerato solido.

Sulla base delle risultanze, la Procura della Repubblica di Pisa ha richiesto al gip l’applicazione di una misura cautelare in carcere, ottenuta nei giorni successivi. Il provvedimento, eseguito dalla Squadra Mobile pisana, mira a tutelare la bambina e a garantire lo svolgimento sereno e non condizionato delle ulteriori attività investigative.

Il giovane resta indagato per violenza sessuale su minore e la sua posizione sarà ulteriormente vagliata con il proseguire delle verifiche, mentre la vicenda continua a essere seguita con la massima attenzione dalle autorità competenti.

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