La posizione del governo israeliano sul futuro assetto dei territori palestinesi si fa ancora più netta. Con un messaggio diffuso su X, il ministro della Difesa Israel Katz ha messo nero su bianco ciò che a Gerusalemme viene ormai considerato un caposaldo strategico: nessuna possibilità di riconoscere uno Stato palestinese e un controllo militare delle aree cruciali che non verrà meno neppure dopo la fine delle ostilità a Gaza.
Katz ha scelto toni perentori, escludendo qualsiasi evoluzione politica che conduca alla nascita di uno Stato palestinese. Al contrario, ha delineato un futuro in cui la presenza dell’Idf resterà stabile e radicata nei punti considerati vitali per la sicurezza nazionale. È un messaggio che mira tanto all’opinione pubblica interna quanto agli interlocutori internazionali, che da mesi chiedono un percorso politico credibile verso una soluzione di lungo periodo.
Nel dettaglio, il ministro ha affermato che le Forze di Difesa israeliane manterranno il controllo del Monte Hermon e dell’intera zona di sicurezza, un corridoio strategico che Israele ritiene indispensabile per prevenire la riorganizzazione delle milizie nemiche ai propri confini. Quanto a Gaza, Katz ha ribadito che la Striscia sarà “smilitarizzata fino all’ultimo tunnel” e che Hamas sarà completamente disarmata nell’area definita gialla, sotto la diretta responsabilità militare israeliana.
Per il resto del territorio, ha aggiunto il ministro, la gestione potrà essere affidata a una forza internazionale oppure continuare a essere garantita dall’Idf. Una formula che segnala la volontà di Israele di mantenere il pieno controllo su ogni sviluppo e di decidere, caso per caso, come modulare la propria presenza militare.
Le parole di Katz riaffermano l’orientamento del governo guidato da Benjamin Netanyahu, che continua a respingere qualsiasi iniziativa diplomatica volta a far ripartire il negoziato sulla soluzione dei due Stati, considerata da gran parte della comunità internazionale l’unica strada per una pace duratura. Il ministro della Difesa ha invece insistito su un impianto di sicurezza totale, che rende l’Idf protagonista di qualunque scenario postbellico.
In un contesto regionale estremamente fragile, queste dichiarazioni confermano che il dopo-guerra a Gaza, nella visione del governo israeliano, non coinciderà con una transizione politica, ma con un consolidamento della presenza militare. Una scelta che avrà ricadute profonde sui rapporti con i partner occidentali, sulle dinamiche interne palestinesi e sulla possibilità di riaprire spazi diplomatici oggi sempre più stretti.
