La tutela della salute pubblica, soprattutto quella dei più piccoli, è una priorità che richiede vigilanza costante. È in questo quadro che si inserisce l’operazione condotta dal Nucleo Antisofisticazioni e Sanità dei Carabinieri di Trento, su delega della Procura della Repubblica, che ha scoperto una preoccupante attività di esercizio abusivo della professione sanitaria: decine di interventi chirurgici di circoncisione praticati su minori in un ambulatorio privo di ogni autorizzazione.
Le indagini, avviate nei mesi scorsi e ora giunte a conclusione, hanno portato alla luce una vicenda che desta profonda inquietudine. Un medico di medicina generale operante nella provincia di Trento avrebbe eseguito interventi di circoncisione su bambini, perlopiù di origine straniera, spesso su richiesta delle famiglie per motivi culturali o religiosi. Le operazioni avvenivano nel suo ambulatorio privato, privo di qualsivoglia autorizzazione sanitaria e in condizioni igieniche ritenute dagli inquirenti del tutto inadeguate.
La mancanza di sicurezza e competenza nelle procedure ha avuto conseguenze dirette e gravi. In alcuni casi, i piccoli pazienti hanno dovuto essere trasportati d’urgenza al pronto soccorso. In un episodio particolarmente drammatico, un bambino è stato ricoverato per intossicazione da benzodiazepine: il medico, nel tentativo di sedarlo durante l’intervento, gli aveva somministrato un dosaggio eccessivo del farmaco.
Gli accertamenti dei Carabinieri del NAS hanno consentito di documentare che, a partire dal 2022, almeno quaranta bambini – alcuni provenienti anche da fuori regione – sono stati sottoposti a tali interventi. A rendere ancora più grave la situazione, il fatto che il medico si facesse talvolta assistere dai figli, nessuno dei quali era in possesso di qualifiche o titoli professionali che li abilitassero a operare in ambito sanitario.
Al termine dell’attività investigativa, la Procura Distrettuale di Trento ha disposto la custodia cautelare agli arresti domiciliari per il medico e il sequestro preventivo dell’ambulatorio in cui si svolgevano le operazioni. Il figlio maggiorenne, impiegato come infermiere senza titolo, è stato denunciato.
Durante le perquisizioni, i militari hanno rinvenuto un lettino dotato di cinghie contenitive, un bisturi elettrico, confezioni di benzodiazepine e di anestetici locali, un biglietto da visita che pubblicizzava l’effettuazione di circoncisioni e un bollettario di ricevute sanitarie, ulteriore prova della sistematicità dell’attività illecita.
Le indagini risultano ora concluse e le misure cautelari disposte dall’autorità giudiziaria sono state eseguite. Resta tuttavia ferma, come previsto dalla legge, la presunzione di innocenza dell’indagato fino a sentenza definitiva di condanna. Nessuno può essere ritenuto colpevole prima del termine del processo, e lo stesso principio si applica anche a chi sia già stato condannato in primo grado ma abbia presentato appello.
La Procura della Repubblica di Trento e i Carabinieri del NAS hanno diffuso la notizia con un obiettivo preciso: informare la cittadinanza e rafforzare la prevenzione. È fondamentale che le famiglie siano consapevoli dei rischi gravissimi legati a interventi chirurgici eseguiti in strutture non autorizzate o da personale privo di abilitazione. Le circoncisioni, come ogni altra procedura invasiva, devono essere eseguite esclusivamente da professionisti qualificati, in ambienti idonei e nel rispetto delle norme sanitarie.
La diffusione di questa vicenda, sottolineano le autorità, non ha solo un valore giudiziario, ma anche un’importante funzione di tutela collettiva. Rendere noti i risultati dei controlli e delle indagini è un modo per prevenire nuovi casi, promuovere la sicurezza dei cittadini e ribadire che la salute, soprattutto quella dei bambini, non può mai essere affidata all’improvvisazione o alla clandestinità.
