16 Agosto 2026, domenica
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E’ morto James Watson, l’uomo che svelò il segreto della vita

È morto a 97 anni il biologo statunitense che, insieme a Francis Crick, decifrò la struttura del DNA. La sua scoperta cambiò per sempre la scienza, ma la sua figura fu segnata da polemiche e cadute pubbliche

James Dewey Watson, uno dei protagonisti assoluti della rivoluzione scientifica del Novecento, è morto a 97 anni. Lo ha annunciato il Cold Spring Harbor Laboratory di New York, istituto che diresse per quasi quarant’anni e che divenne, sotto la sua guida, una delle culle mondiali della biologia molecolare. Con la scoperta della doppia elica del DNA, realizzata nel 1953 insieme a Francis Crick e basata anche sui dati cruciali di Rosalind Franklin, Watson cambiò per sempre la storia della medicina, della genetica e della comprensione stessa della vita.

Nato a Chicago nel 1928, Watson aveva solo ventiquattro anni quando, lavorando all’Università di Cambridge, riuscì a individuare insieme a Crick la struttura del DNA: una lunga spirale formata da due filamenti complementari, legati da coppie di basi chimiche che contengono l’informazione genetica di ogni organismo vivente. Fu una scoperta epocale, che aprì la strada alla genetica moderna, alla biologia molecolare e a un nuovo modo di guardare all’essere umano non solo come entità biologica, ma come archivio di informazioni ereditate e trasmesse attraverso le generazioni.

Nel 1962, Watson, Crick e Maurice Wilkins ricevettero il Premio Nobel per la Medicina per quel lavoro che aveva svelato “il segreto della vita”. L’immagine della doppia elica, pubblicata per la prima volta sulla rivista Nature nel 1953, divenne rapidamente un’icona universale: un simbolo di progresso e conoscenza, riprodotto in opere d’arte, francobolli e sculture, destinato a rappresentare per sempre la bellezza della scienza.

Dal laboratorio al progetto del genoma umano

Dopo la scoperta che lo consacrò alla storia, Watson intraprese una lunga carriera da ricercatore e amministratore scientifico. Al Cold Spring Harbor Laboratory, dove lavorò dal 1968 fino al ritiro, plasmò una generazione di biologi e trasformò il centro in un polo internazionale di ricerca. Negli anni Novanta fu tra i promotori del Progetto Genoma Umano, la gigantesca impresa di mappatura del DNA che mirava a decifrare l’intero patrimonio genetico della specie umana.

Watson fu anche un divulgatore di talento. Il suo libro The Double Helix, pubblicato nel 1968, offrì un racconto inedito e personale della scoperta del DNA, mescolando ricordi, rivalità accademiche e tensioni intellettuali. Quel testo, scritto con un linguaggio diretto e accessibile, aprì al grande pubblico le porte della scienza e resta ancora oggi una pietra miliare della letteratura scientifica.

Il genio e le ombre

Negli ultimi decenni della sua vita, tuttavia, la figura di James Watson fu segnata da dichiarazioni pubbliche che provocarono sdegno e isolamento. Nel 2007, in un’intervista al Sunday Times, sostenne l’esistenza di differenze innate di intelligenza tra gruppi etnici, parole che gli valsero accuse di razzismo e la sospensione dal ruolo di rettore del Cold Spring Harbor Laboratory.

Le polemiche non si spensero. Nel 2019, durante un documentario televisivo, Watson ribadì le sue tesi, spingendo il laboratorio a revocargli tutti i titoli onorifici. Le sue affermazioni furono duramente condannate dal mondo scientifico: Francis Collins, allora direttore del National Institutes of Health, le definì “profondamente errate e offensive”.

La parabola di Watson è rimasta così segnata da un contrasto insanabile: da un lato il genio visionario che contribuì a svelare la struttura del DNA, aprendo la strada alle scienze della vita moderne; dall’altro l’uomo che, con opinioni personali inaccettabili e prive di fondamento scientifico, finì per oscurare la propria eredità morale e pubblica.

Eppure, anche a distanza di decenni, il suo nome resta scolpito nella storia della conoscenza. La doppia elica che Watson contribuì a disegnare continua a ruotare nel tempo come il simbolo di una scoperta che ha ridefinito la nostra identità biologica, aprendo all’umanità la possibilità di leggere — e forse un giorno riscrivere — il proprio codice di vita.

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