16 Agosto 2026, domenica
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Ilaria Salis: “Voglio il processo in Italia, ma l’iniziativa deve partire dal ministro Nordio”

L’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra commenta la votazione sull’immunità al Parlamento europeo e chiede che il procedimento giudiziario si svolga in Italia. “Non voglio sottrarmi alla giustizia, ma chiedo garanzie di democrazia. Ora tocca al ministro della Giustizia decidere”.

Un solo voto di scarto, ma un risultato che pesa. Ilaria Salis, eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra, commenta così l’esito della votazione sull’immunità parlamentare al Parlamento europeo, che le ha riconosciuto la tutela, ma con un margine sottilissimo. “Lo scarto di un voto segna una bella vittoria – ha dichiarato in un’intervista radiofonica – ma allo stesso tempo è preoccupante che su una questione così importante si vinca per un solo voto. È qualcosa che fa riflettere”.

La parlamentare, al centro di un caso giudiziario che ha suscitato ampio dibattito pubblico e politico, ribadisce la sua volontà di affrontare il processo, ma chiede che si svolga in Italia. “Non voglio sottrarmi alla giustizia – precisa – desidero che il processo si tenga, ma nel rispetto di principi minimi di democrazia. È fondamentale che un procedimento di questa portata avvenga in un contesto che garantisca i diritti della difesa e la piena trasparenza”.

Alla domanda se esistano possibilità concrete che il processo venga trasferito nel nostro Paese, Salis indica chiaramente la via istituzionale: “È una domanda da rivolgere al ministro Carlo Nordio. Spetta a lui dare il via a questa procedura. Io non posso presentare una richiesta diretta, non è previsto da nessun iter formale. L’iniziativa deve partire dal ministro della Giustizia”.

Per ora, però, nulla si è mosso. “Al momento – aggiunge l’eurodeputata – non è stata data alcuna indicazione in merito. Non c’è stato ancora un segnale da parte del ministero o del governo”.

Le parole di Salis arrivano in un momento di forte attenzione politica e mediatica sul suo caso, che ha riacceso il dibattito sui rapporti tra giustizia nazionale, diritti individuali e istituzioni europee. La sua richiesta, dunque, non è solo un appello personale, ma tocca il cuore del rapporto tra Stato di diritto e garanzie processuali: la possibilità che una cittadina italiana, ora rappresentante eletta a Bruxelles, possa essere giudicata nel proprio Paese, secondo standard democratici riconosciuti e verificabili.

Con fermezza ma senza polemica, Ilaria Salis ribadisce di non voler eludere il giudizio, ma di volerlo affrontare “nella sede giusta e nel modo giusto”. L’attesa, ora, è tutta per una decisione che spetta al ministro della Giustizia. Da quella scelta dipenderà il prossimo passo di una vicenda che continua a interrogare non solo la politica, ma anche la coscienza civile del Paese.

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