Un solo voto di scarto, ma un risultato che pesa. Ilaria Salis, eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra, commenta così l’esito della votazione sull’immunità parlamentare al Parlamento europeo, che le ha riconosciuto la tutela, ma con un margine sottilissimo. “Lo scarto di un voto segna una bella vittoria – ha dichiarato in un’intervista radiofonica – ma allo stesso tempo è preoccupante che su una questione così importante si vinca per un solo voto. È qualcosa che fa riflettere”.
La parlamentare, al centro di un caso giudiziario che ha suscitato ampio dibattito pubblico e politico, ribadisce la sua volontà di affrontare il processo, ma chiede che si svolga in Italia. “Non voglio sottrarmi alla giustizia – precisa – desidero che il processo si tenga, ma nel rispetto di principi minimi di democrazia. È fondamentale che un procedimento di questa portata avvenga in un contesto che garantisca i diritti della difesa e la piena trasparenza”.
Alla domanda se esistano possibilità concrete che il processo venga trasferito nel nostro Paese, Salis indica chiaramente la via istituzionale: “È una domanda da rivolgere al ministro Carlo Nordio. Spetta a lui dare il via a questa procedura. Io non posso presentare una richiesta diretta, non è previsto da nessun iter formale. L’iniziativa deve partire dal ministro della Giustizia”.
Per ora, però, nulla si è mosso. “Al momento – aggiunge l’eurodeputata – non è stata data alcuna indicazione in merito. Non c’è stato ancora un segnale da parte del ministero o del governo”.
Le parole di Salis arrivano in un momento di forte attenzione politica e mediatica sul suo caso, che ha riacceso il dibattito sui rapporti tra giustizia nazionale, diritti individuali e istituzioni europee. La sua richiesta, dunque, non è solo un appello personale, ma tocca il cuore del rapporto tra Stato di diritto e garanzie processuali: la possibilità che una cittadina italiana, ora rappresentante eletta a Bruxelles, possa essere giudicata nel proprio Paese, secondo standard democratici riconosciuti e verificabili.
Con fermezza ma senza polemica, Ilaria Salis ribadisce di non voler eludere il giudizio, ma di volerlo affrontare “nella sede giusta e nel modo giusto”. L’attesa, ora, è tutta per una decisione che spetta al ministro della Giustizia. Da quella scelta dipenderà il prossimo passo di una vicenda che continua a interrogare non solo la politica, ma anche la coscienza civile del Paese.
