15 Febbraio 2026, domenica
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Pechino respinge Trump: “Ingiusto chiedere alla Cina di sedersi ai colloqui sulle armi nucleari”

Dura replica del ministero degli Esteri cinese alle parole del presidente americano: “Le nostre forze non sono paragonabili a quelle di Stati Uniti e Russia. Irrealistico coinvolgerci ora nel controllo degli armamenti”.

La Cina risponde con fermezza a Washington e respinge l’invito del presidente americano Donald Trump ad aprire un tavolo comune sulle armi nucleari. Dopo le dichiarazioni del leader statunitense, che aveva sostenuto di aver discusso il tema del controllo degli armamenti con i vertici di Pechino e Mosca, la portavoce del ministero degli Esteri, Mao Ning, ha chiarito che la posizione cinese “è stata espressa più volte e resta invariata”.

“Le forze nucleari della Cina non sono allo stesso livello di quelle di Stati Uniti e Russia”, ha ribadito Mao nel corso del consueto briefing quotidiano, sottolineando come sia “ingiusto, irragionevole e impraticabile in questa fase chiedere a Pechino di partecipare ai colloqui sul controllo degli armamenti nucleari”.

Dietro la replica formale si intravede una questione di fondo: Pechino considera sproporzionata qualsiasi richiesta di equiparazione tra il proprio arsenale e quello delle due superpotenze che, da decenni, detengono la quasi totalità delle testate nucleari mondiali. Secondo le stime più accreditate, gli Stati Uniti dispongono di oltre cinquemila testate, la Russia di un numero analogo, mentre l’arsenale cinese – pur in crescita – resterebbe nell’ordine di alcune centinaia.

La Cina, da tempo, sostiene un approccio graduale e selettivo alla questione nucleare. Pur dichiarandosi favorevole al principio della non proliferazione e alla denuclearizzazione globale, Pechino ritiene che ogni passo debba tener conto delle “realtà strategiche” e dei diversi livelli di capacità militare. Da qui il rifiuto di aderire a negoziati che, secondo la leadership cinese, finirebbero per cristallizzare un’asimmetria di potere sfavorevole.

L’affondo di Mao Ning arriva in un momento di nuova tensione internazionale, con il riemergere di dinamiche da Guerra Fredda e il ritorno della competizione strategica tra Washington, Mosca e Pechino. Trump, che nei suoi interventi pubblici ha spesso evocato l’urgenza di un accordo trilaterale sul nucleare, punta a includere la Cina nel sistema di controllo finora riservato a Stati Uniti e Russia.

Ma per Pechino, la richiesta americana resta una mossa più politica che tecnica. “Ogni Paese deve contribuire alla sicurezza globale in base alle proprie responsabilità e alle proprie capacità”, ha concluso la portavoce, lasciando intendere che la Cina non intende lasciarsi trascinare in negoziati costruiti su misure e parametri che rispecchiano equilibri di un’altra epoca.

Dietro il linguaggio misurato della diplomazia cinese si intravede una certezza: Pechino non accetterà di discutere il proprio deterrente strategico finché non riterrà di poterlo fare da una posizione di parità.

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