4 Luglio 2026, sabato
HomeMondoCancro, l’Europa divisa: diagnosi e cure a velocità diverse tra Nord ed...

Cancro, l’Europa divisa: diagnosi e cure a velocità diverse tra Nord ed Est

Gravi disuguaglianze nei sistemi oncologici europei: uno studio italiano presentato al Congresso Esmo 2025 denuncia differenze marcate nella mortalità e nell’accesso alle cure. Romania e Ungheria tra i Paesi più penalizzati, i dati parlano chiaro.

Un tumore diagnosticato in Finlandia non è lo stesso tumore diagnosticato in Romania. Non nella prognosi, non nelle probabilità di sopravvivenza, e non nelle terapie disponibili. In Europa, oggi, il luogo di residenza continua a determinare – in maniera spesso decisiva – le possibilità di superare una diagnosi di cancro. A denunciarlo è un’analisi dettagliata e allarmante presentata al Congresso Esmo 2025, la principale assise europea dedicata all’oncologia, in corso a Berlino.

Lo studio, frutto della collaborazione tra Alleanza contro il Cancro e la Rete oncologica nazionale del Ministero della Salute, mette in luce profonde disuguaglianze tra i diversi Paesi membri dell’Unione europea in termini di accesso alla prevenzione, tempestività della diagnosi e qualità delle cure oncologiche. Un’Europa a due velocità, dunque, che vede il Nord e l’Ovest decisamente più avanti rispetto all’Est, dove i sistemi sanitari fanno ancora fatica a garantire standard di cura adeguati.

Le cifre della disparità

Le differenze non sono sfumature, ma abissi. Per una donna rumena colpita da tumore della cervice uterina, il rischio di morire per la malattia è 8,5 volte superiore rispetto a una paziente finlandese. E tra gli uomini, un paziente ungherese con carcinoma polmonare ha una probabilità di morte 3,5 volte più alta rispetto a un pari età residente in Svezia. Numeri che parlano da soli e che fotografano una realtà lontana dall’ideale di equità sanitaria sancito nei principi fondanti dell’Unione.

Secondo i dati illustrati a Berlino, la mortalità oncologica complessiva resta più alta nei Paesi dell’Europa orientale rispetto a quelli del Nord e dell’Ovest. Le cause? Molteplici. Innanzitutto, una minore diffusione dei programmi di screening, spesso assenti o scarsamente implementati nei Paesi dell’Est. A questo si aggiunge una diagnosi spesso tardiva, l’assenza di percorsi strutturati di cura, e la disponibilità limitata di farmaci innovativi e tecnologie diagnostiche avanzate.

Le radici delle diseguaglianze

Le disparità nell’accesso alle cure oncologiche affondano le radici in diversi fattori: economici, strutturali, organizzativi. I sistemi sanitari dell’Est Europa, ancora segnati da anni di sottofinanziamento e da infrastrutture sanitarie non all’altezza, non riescono a offrire ai pazienti oncologici le stesse opportunità diagnostiche e terapeutiche garantite nei Paesi del Nord.

Inoltre, nei Paesi dove le risorse sono più limitate, anche il personale medico specializzato è spesso carente, e le competenze in oncologia avanzata non sono omogeneamente distribuite sul territorio. L’accesso ai farmaci oncologici di ultima generazione, che rappresentano spesso un elemento decisivo nella prognosi, è ritardato o impedito da vincoli regolatori e da costi insostenibili per i sistemi sanitari nazionali.

L’iniziativa italiana per un’Europa più equa

Lo studio presentato a Esmo 2025 nasce da un’iniziativa tutta italiana. Alleanza contro il Cancro, il più grande network oncologico italiano composto da IRCCS pubblici e privati, e la Rete oncologica nazionale del Ministero della Salute, hanno unito le forze per analizzare i dati su scala europea, contribuendo così in modo sostanziale al dibattito internazionale su un tema di crescente rilevanza.

L’obiettivo è chiaro: fornire evidenze scientifiche che possano orientare le politiche sanitarie europee verso una maggiore armonizzazione dell’assistenza oncologica. Perché, se la ricerca corre e i progressi terapeutici sono continui, il loro impatto rischia di essere diseguale se non accompagnato da investimenti strategici nelle infrastrutture sanitarie dei Paesi meno attrezzati.

Verso un Piano oncologico europeo più inclusivo

Negli ultimi anni, l’Unione europea ha cercato di dare una risposta sistemica a queste disuguaglianze con il varo del Beating Cancer Plan, il Piano europeo per la lotta al cancro, che punta a ridurre l’incidenza e la mortalità oncologica in tutti gli Stati membri. Tuttavia, come dimostrano i dati emersi a Berlino, i risultati sono ancora molto distanti dall’obiettivo di garantire parità di accesso alle cure per tutti i cittadini europei.

L’Italia, in questo contesto, si propone come capofila di una riflessione più ampia sulla necessità di rafforzare la cooperazione europea in ambito oncologico, anche attraverso programmi condivisi di formazione, ricerca e accesso ai farmaci. L’integrazione delle Reti oncologiche nazionali in una piattaforma europea più solida e operativa potrebbe rappresentare un passo decisivo in questa direzione.

Un’urgenza sanitaria e politica

In gioco non c’è soltanto l’efficacia del sistema sanitario europeo, ma anche la credibilità dell’Unione in quanto garante dell’uguaglianza tra i suoi cittadini. La lotta al cancro, che rappresenta una delle principali sfide sanitarie dei nostri tempi, non può essere lasciata alla geografia. Né la sopravvivenza di un paziente oncologico può dipendere dal Paese in cui nasce o vive.

Colmare il divario tra Est e Nord Europa nella cura del cancro non è solo una questione clinica o organizzativa, ma un imperativo morale e politico. Servono investimenti, riforme, visione. E soprattutto, serve la volontà condivisa di costruire un’Europa della salute che non lasci indietro nessuno.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti