Un anno dopo la diagnosi che avrebbe potuto stravolgere tutto, Marco Bucci annuncia: “Sono pulito. Il tumore non c’è più”. Lo fa in un’intervista al Corriere della Sera, dove ripercorre non solo il cammino della malattia, ma anche i mesi difficili in cui, da sindaco di Genova, era chiamato a una decisione politica delicatissima: candidarsi o no alla presidenza della Regione Liguria, in piena emergenza personale.
“Ho fatto una PET. È tutto a posto”, dichiara oggi con sollievo e orgoglio Bucci, che a maggio dello scorso anno si era visto diagnosticare un carcinoma spinocellulare con metastasi. Una diagnosi pesante, affrontata in silenzio per settimane, poi diventata inevitabilmente tema di dibattito pubblico nel vivo della campagna elettorale.
La malattia, la terapia, la chirurgia, l’incertezza. In parallelo, le pressioni politiche e l’attenzione mediatica. Una doppia prova, clinica e politica, che oggi Bucci guarda con lucidità e una punta di amarezza: “Mi davano già per morto. Ma almeno la scommessa sulla durata di un anno l’abbiamo vinta”, sottolinea, facendo riferimento ai pronostici più cupi circolati nei mesi scorsi.
“All’inizio non volevo candidarmi”
La proposta di candidarsi a governatore della Liguria era arrivata in un momento di grande vulnerabilità. Bucci non nega di aver opposto resistenza, spinto anche dalla volontà di concludere il suo secondo mandato da sindaco di Genova: “Ero contrario inizialmente. Volevo completare il lavoro per cui ero stato eletto”, racconta. Ma l’ostacolo più grande era la salute: “Non sapevo se sarei stato nelle condizioni fisiche adeguate”, confessa.
Fu un periodo di riflessione intensa, personale e politica. “Ci ho pensato a lungo. Furono giorni molto delicati”, dice. Alla fine, a spingerlo verso la decisione definitiva fu una telefonata precisa: “Mi fece cambiare idea Giorgia Meloni”, rivela Bucci, che nel nuovo incarico ha poi ottenuto il pieno appoggio del centrodestra, divenendo la figura di continuità dopo la sospensione di Giovanni Toti.
La malattia e la campagna elettorale
La notizia della sua condizione clinica, inizialmente riservata, era diventata oggetto di polemiche e speculazioni nel corso della campagna elettorale per le regionali. “In campagna si dicono tante sciocchezze e cattiverie”, ammette Bucci, senza nascondere il fastidio per alcune affermazioni circolate in quel periodo.
Tuttavia, tra gli avversari politici, non sono mancate parole di solidarietà. Bucci lo riconosce pubblicamente, elogiando il comportamento del centrosinistra e in particolare del suo sfidante: “Andrea Orlando condannò pubblicamente le frasi iettatorie”, ricorda, segnalando un raro momento di civiltà e rispetto bipartisan nel confronto politico.
“Sto meglio di prima”
Oggi, con l’esito positivo degli ultimi esami clinici, Bucci non solo archivia una delle sfide più dure della sua vita, ma lancia un messaggio di determinazione. “Mi sento quasi più in forze di prima. Saranno gli effetti degli anticorpi monoclonali”, dice con un tono a metà tra l’ironia e la constatazione. I farmaci sperimentali che ha assunto nel percorso terapeutico sembrano aver avuto anche un impatto positivo sulla sua energia.
Il percorso però non è concluso: dovrà sottoporsi a un nuovo controllo tra un anno, un appuntamento che Bucci affronterà con la consueta concretezza. Ma intanto, il messaggio che arriva è chiaro: la battaglia è stata vinta, la politica può attendere, ma la salute torna al centro.
Una figura divisiva, ma resiliente
Marco Bucci, classe 1959, ex manager e tecnico prestato alla politica, è una figura spesso discussa, ma riconosciuta per determinazione e pragmatismo. L’esperienza alla guida di Genova, soprattutto dopo il crollo del ponte Morandi, ne ha rafforzato il profilo nazionale. La sua ascesa alla presidenza della Regione Liguria, in uno dei momenti più complicati della sua vita, ha consolidato la sua immagine pubblica come amministratore operativo, deciso, poco incline alla retorica.
Ora, libero dall’ombra della malattia, si appresta a gestire il governo regionale con una nuova consapevolezza. “Sto bene, e ho voglia di lavorare”, sembra dire tra le righe. Ma con una lezione personale difficile da dimenticare: quella che ti insegna quanto tutto possa cambiare in un giorno, e quanto ogni decisione pesi quando la salute è in bilico.
In Liguria, intanto, il presente si chiama Bucci. Con la forza di chi ha guardato in faccia la malattia, e oggi può permettersi di dire che ne è uscito più forte.
