TERMOLI – Una visita ai cancelli dello stabilimento Stellantis, a confronto con gli operai durante il cambio turno, per ribadire che il futuro della Gigafactory di Termoli non può rimanere sospeso in un limbo fatto di rinvii, silenzi e fondi dirottati. Chiara Appendino, vicepresidente del Movimento 5 Stelle ed ex sindaca di Torino, ha scelto di portare direttamente in Molise la sua critica a governo e azienda: “Qui c’è un progetto che è stato annunciato, finanziato e avviato: la Gigafactory. Serve all’Italia, all’industria e al territorio. Perché non la stanno facendo? Se il governo e Stellantis non vogliono investire, abbiano il coraggio di dirlo chiaramente e dicano cosa intendono fare in alternativa”.
Il riferimento è in particolare alla decisione del ministero delle Imprese e del Made in Italy di dirottare altrove i circa 330 milioni del Pnrr originariamente destinati al rilancio dell’automotive e allo stabilimento di Termoli. Una scelta che, secondo Appendino, ha rappresentato un segnale devastante: “Quei soldi erano decisivi e invece sono stati tolti, offrendo a Stellantis l’alibi perfetto per fare un passo indietro. Davvero il governo doveva andare a tagliare proprio lì? Non si è insistito abbastanza per difendere un investimento strategico”.
Durante l’incontro con i lavoratori, alcuni hanno ricordato come quelle risorse siano state spostate su una linea ferroviaria poco utilizzata, “dove passa un passeggero al giorno”. Appendino ha raccolto lo sfogo con tono polemico: “È da lì che andavate a togliere? Termoli e il Molise meritano una prospettiva industriale, non l’abbandono mascherato da scelte di bilancio”.
La vicepresidente M5S ha poi puntato l’attenzione sulla disparità tra le condizioni degli operai e gli utili del colosso automobilistico: “Gli stipendi sono da fame, mentre i dividendi per gli azionisti sono ricchissimi. Questa è la fotografia di Stellantis oggi. Non è accettabile che a fronte di utili record e cedole miliardarie, i dipendenti debbano lottare ogni mese per arrivare alla fine”. Da qui l’appello a una svolta immediata nelle politiche industriali e salariali: “Non possiamo permettere che il Molise paghi il prezzo più alto della transizione. Serve una visione che tenga insieme competitività, innovazione e giustizia sociale”.
Appendino ha anche rilanciato una proposta politica precisa: spostare la cabina di regia da via Veneto a Palazzo Chigi. “È inaccettabile che tutto resti sotto silenzio, che è poi esattamente quello che vuole chi non si assume le proprie responsabilità. Chiediamo da un anno e mezzo che il tavolo passi dal ministro Urso alla Presidenza del Consiglio. Solo da lì può arrivare una decisione all’altezza delle sfide in gioco”.
Alla presenza dei sindacati, la deputata ha sottolineato il valore strategico dello stabilimento di Termoli nella filiera automotive italiana: “Voi siete un pezzo fondamentale della produzione nazionale. Qui non basta la voce di un singolo partito. Servono parlamentari di tutte le forze politiche, serve il sostegno delle associazioni d’impresa, dei sindacati, della società civile. Se non ci sarà un investimento sul futuro di Termoli, a perderci sarà l’intera filiera”.
Infine, l’ex sindaca di Torino ha richiamato l’esperienza della sua città come monito: “Per anni ci hanno detto che avremmo sostituito la politica industriale con il turismo, mentre Stellantis smantellava pezzi storici dell’automotive torinese. Ho detto in campagna elettorale che non potevamo vivere solo di turismo, e sono stata attaccata. Il turismo è importante, ma non sostituisce un’industria solida. Lo stesso vale per Termoli: non si può rassegnarsi a un futuro senza una politica industriale forte”.
Con un appello finale, Appendino ha ribadito che la battaglia per la Gigafactory non è un tema locale ma una questione nazionale: “Se non si muove nulla, non perde solo Termoli: perde l’Italia intera. Ed è per questo che non possiamo smettere di insistere”.
Il progetto della Gigafactory di Termoli
L’impianto di Termoli era stato individuato da Stellantis come sede della terza Gigafactory europea del gruppo, dopo quelle di Douvrin in Francia e di Kaiserslautern in Germania. L’investimento complessivo previsto era di circa 2 miliardi di euro, con una capacità produttiva stimata tra 30 e 40 gigawattora all’anno, sufficiente ad alimentare centinaia di migliaia di veicoli elettrici.
Secondo gli annunci iniziali, lo stabilimento molisano sarebbe dovuto entrare in funzione entro il 2026, con la prospettiva di impiegare fino a 2.000 addetti e garantire nuova linfa occupazionale in un’area da anni segnata da incertezze industriali.
Il progetto si inseriva nella strategia di Electrification Automotive Cells Company (Acc), joint venture tra Stellantis, TotalEnergies e Mercedes, che punta a sviluppare una filiera europea delle batterie per auto elettriche, riducendo la dipendenza dall’Asia.
La decisione di Stellantis di congelare l’iniziativa e il contestuale dirottamento dei fondi Pnrr hanno però rallentato drasticamente i tempi, aprendo un fronte politico e sindacale che oggi vede Termoli come uno dei principali nodi irrisolti della transizione energetica italiana.
