3 Maggio 2026, domenica
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Il ricordo di Dalla Chiesa: Mattarella richiama il Paese alla responsabilità collettiva nella lotta alla mafia

Il Presidente della Repubblica sottolinea il valore della memoria come motore di coesione nazionale a quarantatré anni dall’attentato di via Isidoro Carini

Il 3 settembre 1982, le strade di Palermo furono teatro di un crimine che avrebbe segnato profondamente la coscienza civica dell’Italia. In via Isidoro Carini, la mafia assassinava il Prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e feriva gravemente l’agente di scorta Domenico Russo, che sarebbe deceduto dopo alcuni giorni. A distanza di quarantatré anni, il ricordo di quel tragico agguato si rinnova, non solo come tributo alle vittime, ma come costante monito per l’intera società.

Nel suo messaggio commemorativo, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto ribadire la centralità della memoria quale collante tra le generazioni e strumento imprescindibile nella battaglia contro la criminalità organizzata. “La memoria di quel vile agguato è, per l’intero Paese, un costante monito alla responsabilità e al comune impegno nella lotta alla mafia”, scrive Mattarella, sottolineando come il sacrificio di Dalla Chiesa e degli altri caduti sia divenuto simbolo di una sfida ancora aperta che riguarda ogni cittadina e cittadino.

Il richiamo del Capo dello Stato si fa concreto e attuale: “Lo sforzo di tutti contro la mafia è essenziale per un duraturo progresso umano, sociale, economico, per promuovere le potenzialità di sviluppo dei territori, per costruire una società più coesa e giusta.” Parole che vanno oltre la celebrazione, per diventare programma etico-politico. La lotta alla mafia, ribadisce Mattarella, non è solo una questione di ordine pubblico, ma un processo di trasformazione e crescita che investe l’intero tessuto nazionale.

La figura di Carlo Alberto Dalla Chiesa resta, a quarantatré anni dal suo assassinio, un riferimento morale e istituzionale. Prefetto di Palermo in uno dei momenti più difficili della lotta alla criminalità organizzata, Dalla Chiesa incarnò nella sua azione il senso più alto del servizio allo Stato, coniugando fermezza investigativa e sensibilità sociale. Il suo impegno, la sua dedizione e il suo sacrificio continuano a ispirare chi opera nelle istituzioni e nella società civile, impegnati quotidianamente per un’Italia libera dalle mafie.

Il messaggio di Mattarella, nel giorno dell’anniversario, si rivolge non solo a chi ricopre ruoli pubblici, ma a ogni componente della comunità nazionale. La responsabilità condivisa, la memoria attiva e la coesione sociale sono strumenti indispensabili per un cambiamento autentico. “Promuovere le potenzialità di sviluppo dei territori”, afferma il Presidente, significa liberare le energie positive soffocate dalla criminalità e restituire alle comunità la fiducia nel futuro.

In questo senso, la memoria di Dalla Chiesa e delle vittime di mafia non è mai rituale né circoscritta all’evento. È una chiamata costante all’impegno, alla vigilanza e alla consapevolezza che la battaglia contro la mafia si combatte ogni giorno, in ogni ambito della vita civile ed economica, nella coscienza individuale e nel lavoro collettivo delle istituzioni.

La commemorazione di via Isidoro Carini si trasforma così, anche nel racconto del Presidente della Repubblica, in una occasione per riflettere sul significato profondo della legalità, della giustizia e della solidarietà. Il Paese si ritrova attorno a una memoria che non divide, ma unisce, che non esclude, ma responsabilizza. Solo attraverso questa unità, suggerisce Mattarella, sarà possibile costruire un’Italia più giusta, capace di vincere la sfida della mafia e di garantire alle nuove generazioni un futuro di dignità e progresso.

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