Si avvicina il momento decisivo per l’intesa commerciale tra Stati Uniti e Unione Europea. Al centro delle trattative vi è la definizione di un accordo sui dazi, in particolare sulle importazioni di acciaio e alluminio, due settori sensibili tanto per Washington quanto per Bruxelles. La base di discussione è una tariffa uniforme del 14,8 per cento, ma l’architettura complessiva dell’intesa resta fragile e ancora soggetta a revisioni.
In vista dell’atteso incontro tra il presidente americano Donald Trump e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, i contatti tecnici tra le delegazioni proseguono in modo fitto. Secondo fonti vicine al negoziato, il vero banco di prova dell’accordo saranno le esenzioni settoriali e le possibili deroghe su specifici comparti industriali. È proprio su questi dettagli che si misurerà la tenuta di un’intesa che, al momento, appare tutt’altro che scontata.
Trump, in un’intervista rilasciata a Sky News, ha sintetizzato lo stato delle trattative con una valutazione pragmatica: “Le possibilità di un accordo con l’Europa sono al 50 per cento”. Una dichiarazione che riflette tanto la complessità del dossier quanto la consapevolezza, da parte di Washington, dell’interesse strategico di evitare una nuova escalation protezionistica in un contesto economico globale ancora incerto.
Dal canto suo, l’Unione Europea ha scelto di sospendere temporaneamente l’attuazione della cosiddetta “web tax”, il tributo sui servizi digitali che avrebbe colpito in larga parte i colossi tecnologici statunitensi. Una decisione che appare chiaramente orientata a facilitare il clima negoziale e a offrire a Washington un segnale di disponibilità, pur in un quadro di ferma difesa degli interessi industriali europei.
L’intreccio tra dazi e tassazione digitale evidenzia l’ampiezza e la profondità delle questioni in gioco: non si tratta solo di numeri o percentuali, ma di visioni differenti sul commercio globale, sul ruolo dei poteri pubblici nell’economia e sugli equilibri transatlantici in un mondo segnato da nuove polarità. Il vertice Trump–von der Leyen, previsto nei prossimi giorni, potrebbe imprimere una svolta o certificare una rottura. La posta in gioco è elevata, e riguarda non soltanto le relazioni bilaterali, ma anche l’assetto della governance economica internazionale.
