29 Giugno 2026, lunedì
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Trump alza i dazi, l’export italiano trema. Il Pd attacca Meloni: “Scodinzola, ma ora ci metta la faccia”

Pioggia di critiche dal Partito Democratico dopo l'annuncio dei dazi Usa al 30%: “L’Italia è stata svenduta. La premier smetta di genuflettersi a Trump e difenda le imprese italiane”

ROMA – Il colpo è arrivato da Washington, ma a tremare è l’intera filiera produttiva italiana. Con l’annuncio di nuovi dazi fino al 30% sui beni importati dall’Unione europea, l’ex presidente americano Donald Trump ha riaperto uno dei fronti più sensibili nei rapporti transatlantici. Il rischio di una guerra commerciale si fa concreto e, mentre Bruxelles cerca di tenere la linea negoziale, in Italia si alza il tono del confronto politico.

Nel mirino c’è la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, accusata da tutto il vertice del Partito Democratico di aver scelto la strada dell’ambiguità — o peggio, della sudditanza — nei confronti del leader repubblicano. La linea è chiara e trasversale tra le varie anime dem: il governo non ha mostrato alcuna strategia, ha sottovalutato il pericolo e ora rischia di lasciare senza protezione migliaia di imprese italiane e decine di migliaia di lavoratori.

Serracchiani: “Meloni, l’Europa è casa nostra. Basta propaganda”

Ad aprire il fuoco è Debora Serracchiani, deputata dem ed ex presidente del Friuli Venezia Giulia: “Dov’è finita la sbandierata autorevolezza internazionale di Giorgia Meloni? Dissolta sotto i colpi dei dazi di Trump. La premier capisca in fretta che le presunte ‘terze posizioni’ non pagano: Trump la prende in giro, e con lei prende in giro l’Italia. Scodinzolare attorno alla Casa Bianca è un errore, a prescindere da chi la abita. L’Europa è casa nostra: qui si decide la nostra politica e il nostro futuro”.

L’attacco è tanto politico quanto simbolico. La premier, accusano dal Pd, ha scelto un posizionamento internazionale che l’ha condotta fuori dalle dinamiche reali del potere europeo, rimanendo legata a un’idea romantica di asse con Washington che oggi mostra tutta la sua fragilità.

Bonafoni: “Da Trump solo minacce, Meloni riaddrizzi la schiena”

“La premier – incalza Marta Bonafoni, coordinatrice della segreteria nazionale – non ha ancora detto come intende affrontare questa situazione. È passata più di una giornata dall’annuncio dei dazi e da Palazzo Chigi è arrivato solo un comunicato scarno. Meloni riaddrizzi la schiena e prenda posizione davanti alle imprese italiane che rischiano il collasso, davanti ai 150mila lavoratori il cui posto è in bilico”.

Bonafoni contesta la linea attendista del governo, che appare paralizzato di fronte all’aggressività trumpiana. “Per ora – aggiunge – l’amicizia con gli Stati Uniti resta una questione personale della premier, senza alcun ritorno concreto per il Paese. Serve un cambio radicale di strategia”.

D’Attorre: “Se questa è amicizia, Meloni ci porterà a svendere il Paese”

Alfredo D’Attorre, membro della segreteria Pd, usa toni ancora più duri: “Stiamo ancora aspettando che Meloni ci illustri la sua strategia geniale di genuflessione a Trump. Fino a ora ha portato solo pessimi risultati. Cosa propone adesso? Portare la spesa militare al 10% del PIL, eliminare ogni tassa sulle big tech americane, cancellare norme a tutela della salute dei cittadini europei? Siamo di fronte a una svendita autolesionista dell’interesse italiano”.

Il dirigente dem chiama in causa anche le forze sociali ed economiche del Paese, invitandole a “una reazione ferma” per evitare che il governo prosegua su una linea giudicata “sottomessa e disastrosa”.

Laureti: “Agroalimentare italiano nel mirino, impatto devastante”

Se il fronte politico è incandescente, quello economico non lo è meno. Camilla Laureti, europarlamentare Pd e responsabile nazionale per le politiche agricole, mette in guardia dagli effetti concreti dei dazi sul Made in Italy: “Il ritardo del governo nel prendere posizione è colpevole. Meloni ha scelto la difesa del trumpismo, non dell’Europa. E oggi l’agroalimentare italiano rischia un impatto devastante”.

Laureti snocciola i numeri: “Puntavamo a raggiungere i 9 miliardi di euro di export, ma con i dazi rischiamo una perdita di 2,3 miliardi. E non parliamo solo di vino, formaggi e olio: è l’intera filiera ad essere minacciata, mentre si riaccende il rischio di concorrenza sleale e Italian sounding. Il danno d’immagine e commerciale sarebbe incalcolabile”.

Misiani: “Fallita la genuflessione, ora servono scelte concrete”

Il responsabile economico del Pd, Antonio Misiani, attacca duramente le scelte recenti del governo: “La strategia della genuflessione verso Trump è fallita. L’idea che si potesse rabbonirlo esentando le multinazionali USA dalla global minimum tax o accettando in silenzio l’aumento della spesa militare è stata una patetica illusione”.

Secondo Misiani, i danni per il sistema produttivo italiano rischiano di essere nell’ordine “di decine di miliardi di euro e centinaia di migliaia di posti di lavoro persi”. Il governo, denuncia, “è scollegato dalla realtà” e si rifugia dietro slogan vuoti. “Meloni venga in Parlamento e spieghi cosa intende fare, basta afasia selettiva”.

Zan: “Meloni ci metta la faccia. Il bluff è finito”

Infine, Alessandro Zan, europarlamentare e membro della segreteria Pd, invita la premier a uscire dall’ombra: “Meloni ha passato mesi a raccontare di essere la migliore amica di Trump. Ma è facile farsi amici quando si promettono miliardi in armi e gas liquido, senza nulla in cambio. Ora che il bluff è caduto e i dazi sono realtà, la premier si rifugia dietro l’Europa. Troppo comodo. Venga a dirlo in faccia agli imprenditori e ai lavoratori italiani”.

Una linea in frantumi

Dalle parole del Pd emerge un quadro allarmato e impietoso. Secondo l’opposizione, il governo Meloni è stato travolto da una crisi che aveva tutti i segnali premonitori e alla quale ha risposto con superficialità, incertezza e slogan.

Ora che il rischio si è concretizzato, Palazzo Chigi appare isolato, privo di un piano e costretto a rincorrere una strategia europea che — come dimostra il dibattito in corso a Bruxelles — resta tutta da costruire.

I prossimi giorni saranno decisivi. Il rischio di un’escalation commerciale tra Usa e UE è concreto e richiede una risposta ferma, unitaria e concreta. Ma, soprattutto, richiede una leadership politica che finora, sul fronte italiano, è mancata. E per cui ora si chiedono risposte chiare, trasparenti e immediate.

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