5 Ottobre 2026, lunedì
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Netanyahu conferma: “Dopo la tregua, la guerra a Gaza riprenderà”

In un colloquio con il ministro delle Finanze Smotrich, il premier israeliano ha ribadito l’intenzione di proseguire l’offensiva militare contro Hamas una volta conclusa la tregua in discussione a Doha. Intanto, nuovi bombardamenti israeliani sulla Striscia provocano almeno 95 vittime.

TEL AVIV – Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha assicurato ai vertici del suo governo che l’operazione militare nella Striscia di Gaza riprenderà una volta terminato l’accordo di cessate il fuoco attualmente in discussione a Doha. Lo rivela l’emittente israeliana Channel 12, secondo cui Netanyahu avrebbe espresso la propria determinazione durante recenti incontri con il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, esponente di estrema destra e leader del partito Sionismo Religioso.

“È nostra intenzione, dopo la tregua, trasferire la popolazione della Striscia verso sud e imporre un assedio al nord di Gaza”, avrebbe dichiarato il premier a Smotrich. La dichiarazione rappresenta un segnale politico preciso nei confronti delle pressioni interne alla coalizione di governo: Smotrich, come altri ministri della destra radicale, ha richiesto esplicitamente garanzie che la tregua non si trasformi in una fine definitiva delle ostilità.

La promessa di Netanyahu si inserisce in un quadro politico e militare complesso. A Doha sono in corso i negoziati per un cessate il fuoco della durata di 60 giorni, con la mediazione di Stati Uniti, Qatar ed Egitto. Le discussioni si concentrano anche sul possibile scambio di ostaggi israeliani con detenuti palestinesi, oltre che sull’accesso umanitario alla popolazione civile di Gaza.

Nel frattempo, la Striscia continua a essere teatro di intensi bombardamenti. Secondo fonti ospedaliere locali, citate da Al Jazeera, almeno 95 persone sono rimaste uccise nei raid israeliani condotti tra la notte di sabato e le prime ore di domenica. Le operazioni, mirate a colpire infrastrutture e postazioni di Hamas, avrebbero causato anche numerose vittime civili, in un contesto dove le condizioni sanitarie e logistiche sono al collasso.

Secondo i media israeliani, tra gli obiettivi colpiti vi sarebbe stato anche un comandante di battaglione di Hamas, ucciso in un’operazione militare mirata. L’identità del militare non è stata resa pubblica, ma fonti dell’esercito parlano di un “importante successo operativo” nell’ambito della strategia di decapitazione del vertice militare del movimento islamista.

Sul fronte politico, Netanyahu ha risposto duramente a un’inchiesta pubblicata dal New York Times, che lo accusa di voler prolungare il conflitto per fini personali, in particolare per evitare il collasso della sua fragile coalizione e rinviare il processo a suo carico per corruzione e frode. “Sono accuse false e infondate. La mia priorità è la sicurezza di Israele, non la mia posizione politica”, ha dichiarato il premier, bollando l’articolo come “un attacco orchestrato e infondato”.

La guerra in corso, iniziata il 7 ottobre con l’attacco di Hamas contro Israele, ha finora causato migliaia di vittime da entrambe le parti e provocato una catastrofe umanitaria a Gaza. Secondo le Nazioni Unite, oltre il 70% degli edifici residenziali della Striscia risulta danneggiato o distrutto, e più di un milione di persone ha dovuto lasciare le proprie case.

Mentre i colloqui a Doha continuano tra speranze e scetticismi, le dichiarazioni di Netanyahu sembrano escludere ogni ipotesi di fine duratura del conflitto. Anzi, confermano che, almeno secondo l’attuale dirigenza israeliana, la tregua sarà soltanto una pausa tattica in una guerra destinata a proseguire.

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