29 Giugno 2026, lunedì
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Narges Mohammadi minacciata di morte dal regime iraniano: l’allarme del Comitato Nobel

Il Comitato norvegese per il Nobel denuncia gravi intimidazioni contro l’attivista per i diritti umani. Il presidente Frydnes: “Rischia l’eliminazione fisica per le sue battaglie civili”. L’appello dopo la condanna della repressione seguita al conflitto con Israele.

OSLO – La voce coraggiosa della pace e dei diritti umani in Iran è di nuovo sotto attacco. Narges Mohammadi, attivista simbolo della lotta per la libertà delle donne e vincitrice del Premio Nobel per la Pace 2023, ha denunciato di essere stata minacciata di morte da rappresentanti del regime iraniano, senza specificare chi. A rendere pubblica la grave intimidazione è stato Jorgen Watne Frydnes, presidente del Comitato norvegese per il Nobel, che ha riferito di aver ricevuto una “telefonata urgente” dalla stessa Mohammadi.

“Il messaggio, con parole sue, è stato chiarissimo: ha ricevuto minacce dirette e indirette di eliminazione fisica da parte di agenti del regime se non cesserà il suo impegno per la democrazia e i diritti umani in Iran”, ha dichiarato Frydnes in una nota ufficiale. Il Comitato ha espresso “profonda preoccupazione per la sicurezza di Mohammadi e per quella di tutti i cittadini iraniani che osano alzare la voce in difesa delle libertà fondamentali”.

La vincitrice del Nobel, più volte incarcerata per la sua attività pacifica, è attualmente detenuta nella famigerata prigione di Evin, a Teheran. E non ha mai interrotto la sua battaglia: neppure dopo l’ultima escalation repressiva seguita alla guerra lampo tra Iran e Israele, a fine giugno.

Proprio in quei giorni, Mohammadi ha firmato – insieme ad altri 20 attivisti iraniani, tra cui la giurista Shirin Ebadi e i registi Jafar Panahi e Mohammad Rasoulov – una dura dichiarazione pubblica che condannava “l’intensificarsi della repressione da parte del governo iraniano” dopo il conflitto con lo Stato ebraico. Nel documento si chiedeva la cessazione immediata delle esecuzioni capitali e il rilascio incondizionato di tutti i prigionieri politici e di coscienza.

Non solo: la nota denunciava una narrativa distorta da parte delle autorità iraniane, che accusano semplici cittadini di spionaggio a favore di Israele, mentre – sostengono i firmatari – “le vere infiltrazioni da parte di servizi segreti stranieri sono avvenute negli strati più alti del potere”.

Il Comitato per il Nobel, che ha conferito a Mohammadi il prestigioso riconoscimento proprio per la sua instancabile difesa dei diritti civili nonostante la persecuzione, si è rivolto direttamente a Teheran: “Le autorità iraniane devono garantire non solo l’incolumità fisica degli attivisti, ma anche la piena tutela della loro libertà di espressione. La minaccia di morte contro una vincitrice del Nobel è un segnale gravissimo che l’intera comunità internazionale non può ignorare”.

Il caso di Narges Mohammadi rappresenta oggi uno dei simboli più drammatici della stretta autoritaria in corso nella Repubblica islamica. Un grido d’allarme che arriva dal cuore di una prigione, ma che risuona nelle stanze della diplomazia globale.

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