Il chatbot di Elon Musk finisce nel mirino dell’Unione Europea. La Commissione ha ricevuto una richiesta formale dalla Polonia per avviare un’indagine su Grok, l’intelligenza artificiale sviluppata da xAI e integrata sulla piattaforma X, l’ex Twitter. A renderlo noto è stato il portavoce per il Digitale dell’esecutivo comunitario, Thomas Regnier.
“Abbiamo ricevuto la richiesta e la stiamo esaminando con attenzione, nei tempi previsti”, ha dichiarato Regnier. “Siamo in contatto sia con le autorità nazionali sia con X”, ha aggiunto, confermando che l’eventuale apertura di un’istruttoria rientrerebbe nelle competenze previste dal Digital Services Act (DSA), la legge europea che disciplina le grandi piattaforme online.
Grok è parte di X: per l’Ue valgono le regole del DSA
La Commissione sottolinea che Grok è considerato parte integrante della piattaforma X, già classificata dall’Ue come Very Large Online Platform (VLOP) ai sensi del DSA. Questo status impone obblighi stringenti in materia di trasparenza, sicurezza degli utenti e mitigazione dei rischi sistemici legati ai contenuti e agli algoritmi impiegati.
“L’inclusione di Grok tra i servizi di X implica che la piattaforma deve valutare e ridurre i rischi connessi all’uso dell’IA, come previsto dalla normativa”, ha spiegato il portavoce. “Trattiamo con la massima serietà ogni potenziale violazione”.
La mossa di Varsavia e le sfide regolatorie
Varsavia non ha reso noti i dettagli specifici alla base della richiesta, ma secondo fonti interne all’Europarlamento la preoccupazione principale riguarda la diffusione di disinformazione automatizzata e la mancanza di trasparenza sui meccanismi decisionali dell’intelligenza artificiale.
L’iniziativa polacca si inserisce nel contesto più ampio delle crescenti pressioni normative sulle big tech, in particolare sulle applicazioni di intelligenza artificiale generativa integrate nei social media. Un settore in rapida espansione, ma ancora privo di regole pienamente operative a livello globale.
Bruxelles prepara le contromosse
Nel frattempo, la Commissione continua a monitorare il comportamento delle piattaforme digitali più influenti. Il caso Grok potrebbe diventare un primo banco di prova concreto per verificare l’effettività del Digital Services Act, entrato in vigore a pieno regime nel 2024.
Se l’indagine dovesse essere avviata, X – e di riflesso anche il suo fondatore Elon Musk – si troverebbero a dover dimostrare di aver adottato misure adeguate per garantire la sicurezza e l’affidabilità dell’intelligenza artificiale integrata nei propri servizi.
Per ora, l’Europa osserva. Ma il messaggio è chiaro: l’era dell’IA non sarà una zona franca.
