Nessuna sorpresa a Strasburgo: Ursula von der Leyen resta salda al timone della Commissione europea. La mozione di sfiducia presentata contro il suo esecutivo è stata respinta con un margine ampio, confermando gli equilibri numerici che avevano fin dall’inizio reso improbabile un esito diverso.
Nel dettaglio, 360 eurodeputati hanno votato contro la mozione, 175 si sono espressi a favore e 18 si sono astenuti. Alla votazione hanno preso parte 553 parlamentari. La soglia per far cadere la Commissione era elevata: sarebbero serviti almeno 360 voti favorevoli e una maggioranza qualificata dei due terzi dei presenti, traguardo che la mozione non si è nemmeno avvicinata a raggiungere.
Il testo era stato presentato dall’eurodeputato rumeno Gheorghe Piperea, esponente del gruppo dei Conservatori e Riformisti europei (ECR), lo stesso in cui milita anche Fratelli d’Italia. E proprio l’assenza dei deputati italiani del partito guidato da Giorgia Meloni – assieme a quella delle delegazioni di altri Paesi membri dello stesso gruppo – ha fatto rumore nel corso della giornata.
In una nota congiunta, i capi delegazione di FdI, Repubblica Ceca, Spagna, Lituania, Bulgaria e Lettonia hanno spiegato i motivi del loro passo indietro: “Il voto odierno non è la nostra battaglia”, si legge nel comunicato sottoscritto da Carlo Fidanza e dagli altri rappresentanti del gruppo ECR. Nessun sostegno, dunque, alla Commissione von der Leyen, ma neppure un’aperta sfida istituzionale.
Un voto politico ma dal peso limitato
La mozione di sfiducia, seppur destinata al fallimento, ha rappresentato un passaggio simbolico rilevante nel quadro dei nuovi equilibri dell’Europarlamento, rinnovato dopo le elezioni di giugno. La presidente uscente della Commissione è attualmente impegnata nella ricerca di una maggioranza politica che le consenta un secondo mandato, puntando su una coalizione tra popolari, socialisti e liberali.
In questo contesto, l’iniziativa del gruppo ECR – priva però del sostegno compatto dello stesso gruppo – è apparsa più come un gesto politico di dissenso che come un vero tentativo di rovesciare la Commissione.
Von der Leyen, da parte sua, ha incassato il risultato senza scossoni, mentre gli equilibri europei restano in via di definizione in vista del voto di fiducia sul suo eventuale secondo mandato, atteso per le prossime settimane.
