6 Ottobre 2026, martedì
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Una nuova partitura per l’Istituzione Sinfonica Abruzzese

Alberto Mazzocco eletto presidente nell’anno del Cinquantenario: “Rigenerare, connettere, ispirare” è il motto che guiderà la rinascita culturale.

L’AQUILA — Nell’anno in cui celebra il suo cinquantesimo anniversario e si prepara a vivere da protagonista L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026, l’Istituzione Sinfonica Abruzzese volta pagina. Alla guida del prestigioso organismo concertistico è stato eletto Alberto Mazzocco, architetto 77enne e già membro del Consiglio di Amministrazione dell’ISA. Una figura storica della vita pubblica aquilana — fu assessore nella giunta del sindaco Biagio Tempesta — chiamata oggi a orchestrare il futuro culturale di una delle realtà musicali più rappresentative del Mezzogiorno.

La nomina è avvenuta al termine dell’Assemblea dei Soci tenutasi nel Ridotto del Teatro Comunale “Vincenzo Antonellini” dell’Aquila. Mazzocco ha superato al ballottaggio il presidente uscente Bruno Carioti, 74 anni, compositore e direttore d’orchestra, che ha guidato l’istituzione dal 2020 con impegno e dedizione, anche in fasi complesse.

Nel suo primo discorso da presidente, Mazzocco ha offerto una visione chiara e ambiziosa: “La metamorfosi necessaria: rigenerare, connettere, ispirare.” Una vera e propria dichiarazione d’intenti, più che uno slogan, che sintetizza il programma del quinquennio 2025-2030.

“Voglio che l’ISA diventi un organismo pensante”, ha affermato con emozione, “capace di abitare spazi fisici e mentali inediti, di rigenerare territori attraverso la musica, e di tessere una rete viva nell’intero Abruzzo.”

Rigenerare significa restituire vita e suono a luoghi feriti o dimenticati, trasformandoli in nuove casse di risonanza per il territorio. Dove il sisma ha lasciato cicatrici, Mazzocco sogna che la musica ricucia il tessuto sociale. Connettere, invece, è l’obiettivo di costruire ponti tra discipline, istituzioni, comunità. L’ISA come nodo creativo, molto più che macchina concertistica. E infine ispirare: educare all’ascolto, non solo musicale ma civile, per ricostruire un’armonia collettiva. Un progetto che richiama una visione etica e filosofica dell’arte.

Nel suo intervento, Mazzocco ha citato Platone — “La musica è una legge morale…” — e John Cage, ricordando come la musica, nella sua essenza, sia testimonianza di una visione di società. “Non si tratta solo di eseguire spartiti, ma di creare senso, relazioni, futuro. La musica è l’arte dell’invisibile che rende visibile ciò che ancora non vediamo.”

Le prime reazioni non si sono fatte attendere. Il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, ha espresso “le più vive congratulazioni” al neo-presidente: “Una figura di alto profilo, che ha sempre dimostrato passione, competenza e dedizione. Sono certo guiderà l’ISA con visione e rigore.” Parole di ringraziamento sono state rivolte anche a Carioti “per il lavoro svolto con serietà e spirito di servizio”.

Il programma di Mazzocco guarda al futuro, ma si fonda su radici profonde. Tra i suoi obiettivi, un nuovo patto tra musica e comunità: coinvolgere scuole, imprese, istituzioni culturali. In particolare, rilanciare la collaborazione con realtà affini come I Solisti Aquilani, la Società dei Concerti “Barattelli”, il Conservatorio “Casella”, oltre a dar vita a una sezione giovanile, l’“ISA Young”, per avvicinare nuove generazioni alla musica colta.

L’architetto della nuova era sinfonica aquilana ragiona in termini spaziali e filosofici. Per lui, ogni teatro, ogni sala, ogni luogo della città può e deve diventare “cosa-per-l’uomo”, spazio familiare dove la musica non solo accade, ma trasforma. Una progettualità che coniuga estetica e cittadinanza, cultura e partecipazione, in cui la sinfonia torna a essere metafora di una comunità che si riconosce nel suono, nella memoria, nella speranza.

Il cinquantenario dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese non è dunque solo un traguardo celebrativo, ma un punto di partenza. Sulle note della “metamorfosi necessaria”, l’Aquila si prepara a risuonare ancora. E forse, a rinascere una volta di più.

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