6 Giugno 2026, sabato
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Kiev sotto assedio: pioggia di droni russi dopo il colloquio Putin-Trump

Il raid notturno più massiccio dall’inizio del conflitto: almeno 23 feriti e danni estesi nella capitale ucraina. Il gelo nella telefonata tra i due leader acuisce lo stallo diplomatico.

Kiev – Una pioggia di droni ha squarciato la notte di Kiev, in quello che le autorità ucraine definiscono l’attacco più massiccio mai sferrato finora dalle forze russe sulla capitale. Oltre una decina di bersagli sono stati colpiti, tra cui aree residenziali, con almeno 23 feriti e danni significativi a diversi edifici nei distretti di Shevchenkivskyi e Solomianskyi.

A dare l’allarme è stato Tymur Tkachenko, capo dell’amministrazione militare della città, che ha parlato di un attacco “terrificante per intensità e portata”. Il portavoce dell’Aeronautica militare ucraina ha poi confermato che quello della notte scorsa è stato il raid con “il maggior numero di droni lanciati in un’unica operazione” da parte delle forze russe. Una nuova e brutale escalation, mentre sul fronte diplomatico si assiste a un preoccupante irrigidimento delle posizioni.

Il raid arriva infatti a poche ore di distanza da una telefonata di quasi un’ora tra il presidente americano Donald Trump e il leader del Cremlino Vladimir Putin. Un colloquio definito da fonti diplomatiche “teso e inconcludente”. Trump, visibilmente irritato, ha ammesso pubblicamente che “non è stato compiuto alcun progresso verso un cessate il fuoco” e ha espresso “frustrazione per lo stallo in atto”. Putin, dal canto suo, ha ribadito che la Russia “non intende arretrare” rispetto agli obiettivi già dichiarati, chiudendo così la porta – per ora – a qualsiasi ipotesi di de-escalation.

La nuova ondata di violenze accresce la pressione anche sul piano europeo. La premier danese Mette Frederiksen ha rinnovato il pieno sostegno dell’Unione europea all’Ucraina, affermando che “Kiev appartiene all’Ue, è nell’interesse della Danimarca e dell’Europa”, e che la presidenza danese dell’Unione “farà tutto il possibile per accompagnare il Paese nel suo percorso di adesione”.

Intanto, sul fronte asiatico, Pechino torna a prendere posizione, cercando di mantenere un equilibrio difficile. “La Cina non fornisce armi letali alle parti coinvolte nel conflitto ucraino e controlla rigorosamente l’esportazione di prodotti a duplice uso, compresi i droni”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri cinese, nel tentativo di allontanare i sospetti occidentali su un possibile sostegno militare indiretto a Mosca.

Una notte, quella appena trascorsa a Kiev, che conferma come la guerra continui a farsi sempre più aspra e imprevedibile. E in cui la diplomazia, almeno per ora, sembra non riuscire a tenere il passo con le sirene e le esplosioni.

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