29 Giugno 2026, lunedì
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La NATO rilancia la difesa: spese militari al 5% del PIL, impegno collettivo blindato

Dalla dichiarazione finale del vertice dell’Aia emerge un’Alleanza Atlantica più coesa e determinata: rafforzato l’articolo 5, previsto un aumento significativo degli investimenti militari entro il 2035. Trump esulta, Tajani avverte Madrid, Orban chiede nuove regole Ue.

Difesa collettiva, spese militari al 5% del PIL e sostegno all’Ucraina: la NATO ridisegna la sua strategia

All’Aia, al termine di un vertice carico di aspettative e tensioni, i leader della NATO hanno siglato una dichiarazione storica: l’Alleanza Atlantica si impegna formalmente ad aumentare le spese per la difesa fino al 5% del prodotto interno lordo entro il 2035. Un segnale politico e strategico che risponde direttamente alle nuove minacce globali, con la Russia indicata come “minaccia a lungo termine”, pur senza una condanna esplicita dell’aggressione all’Ucraina.

“Un attacco a uno è un attacco a tutti”, recita l’incipit del documento, che ribadisce con forza il principio cardine dell’Articolo 5 del Trattato di Washington. Non si tratta solo di parole simboliche: la nuova strategia prevede anche una redistribuzione degli investimenti. Almeno il 3,5% del PIL sarà destinato alle capacità fondamentali di difesa, mentre fino all’1,5% servirà a rafforzare infrastrutture critiche, cybersicurezza, resilienza civile e innovazione.

La novità più rilevante riguarda l’inclusione nel conteggio delle spese NATO dei contributi diretti a Kiev e alla sua industria della difesa: una scelta che consente ai Paesi membri di valorizzare il sostegno già in atto all’Ucraina all’interno del nuovo obiettivo di spesa.

Trump esulta: “La NATO sarà forte con noi”

Non ha perso l’occasione per rivendicare la paternità della svolta l’ex presidente – e ora nuovamente in carica – Donald Trump: “Ho chiesto il 5% e oggi lo faranno. È una giornata importante, la NATO sarà molto forte con noi. Quando c’era Biden era tutto morto”. Un endorsement a distanza, diffuso via social, che ha fatto discutere, soprattutto per un post in cui il segretario generale ad interim Mark Rutte, futuro capo dell’Alleanza, veniva citato come sostenitore diretto del ruolo di Trump nel rafforzamento della NATO.

Rutte, interpellato sul punto, ha minimizzato: “Non è imbarazzante. Ho enunciato un fatto: non saremmo dove siamo se Trump non fosse stato rieletto. Non ho problemi con il fatto che lui abbia pubblicato il mio messaggio”.

Tajani: “La Spagna dovrà rispettare le regole”

Sul fronte europeo, i riflettori sono puntati sulla Spagna, che ha espresso forti perplessità sul nuovo obiettivo del 5%. Ma il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, è stato netto: “C’è l’obbligo di rispettare l’obiettivo, non le tappe temporali. La Spagna dovrà rispettare le regole come tutti”.

Tajani ha anche sottolineato il ruolo costruttivo dell’Italia nella definizione della roadmap: “Abbiamo ottenuto maggiore flessibilità. I tempi sono stati allungati proprio per venire incontro alle esigenze di bilancio”.

Orban: “Serve cambiare le regole Ue”

Duro, invece, il commento del premier ungherese Viktor Orban, che ha posto il problema della compatibilità tra l’impegno NATO e le attuali regole di bilancio dell’Unione Europea: “È possibile raggiungere il 5%, ma bisogna cambiare il metodo di calcolo. Altrimenti nessuno ce la farà. La vera minaccia per me non è la Russia, ma la mancanza di competitività dell’Europa”.

Un richiamo che riapre il dibattito – mai sopito – sul rapporto tra sicurezza comune e vincoli fiscali europei, destinato a dominare l’agenda politica dell’UE nei prossimi mesi.

L’impegno collettivo: “Proteggere un miliardo di cittadini”

La dichiarazione finale, firmata da tutti i membri dell’Alleanza, è un condensato di impegni e visione strategica. “Restiamo uniti e risoluti nella nostra determinazione a proteggere il nostro miliardo di cittadini”, si legge nel testo, che sottolinea il ruolo della NATO non solo come alleanza militare, ma come garante della “libertà e democrazia”.

La guerra in Ucraina – la più grande in Europa dal 1945 – è citata solo a posteriori nel documento, senza riferimenti espliciti all’invasione russa, ma con una ferma riaffermazione del “sostegno sovrano e duraturo” a Kiev, il cui contributo alla sicurezza euro-atlantica viene ufficialmente riconosciuto.

Una svolta epocale?

Il vertice dell’Aia rappresenta, di fatto, un punto di svolta per la NATO. L’obiettivo del 2% del PIL, fissato nel 2014, è ormai superato. Il nuovo traguardo del 5% ridisegna l’orizzonte strategico dell’Alleanza in un contesto internazionale sempre più instabile. Ma restano molte incognite: i bilanci pubblici, le opinioni pubbliche sempre più sensibili al costo delle guerre, le divisioni interne all’Europa, i cambiamenti alla Casa Bianca.

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