Un bene confiscato alla criminalità organizzata si trasforma in un simbolo di rinascita e partecipazione collettiva: nasce “Campo Libhero”, il primo villaggio sportivo italiano realizzato all’interno di un’ex proprietà mafiosa.
L’iniziativa prende forma negli spazi del Centro Jambo, a Trentola Ducenta, in provincia di Caserta: il più grande bene confiscato in Campania, oggi gestito dall’Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati, sotto l’egida del Ministero dell’Interno e della società CIS Meridionale.
Il progetto si inserisce in un ampio programma nazionale di valorizzazione dei beni confiscati, con un focus su sport, benessere psicofisico e inclusione sociale, e si avvale del sostegno del Ministero del Turismo e dell’ENIT – Ente Nazionale Italiano per il Turismo.
Presentato in anteprima a Milano, durante il forum “The Social Impact” all’interno della fiera Racquet Trend, “Campo Libhero” rappresenta una prima assoluta in Europa: un format sportivo interamente dedicato agli sport di racchetta – tennis, padel, beach tennis – ma anche basket, fitness e volley. Un’infrastruttura polifunzionale pensata per essere accessibile a tutti, inclusiva, sostenibile, aperta a cittadini, turisti, famiglie e stakeholder.
Il valore simbolico dell’iniziativa è fortissimo: dove un tempo dominava l’illegalità, ora si costruisce benessere, coesione e partecipazione, attraverso lo sport, che per definizione promuove regole, rispetto e impegno.
A sostenere il progetto anche i vertici del mondo sportivo italiano: Giovanni Malagò, presidente del CONI, e Luca Pancalli, presidente del Comitato Italiano Paralimpico, hanno espresso il loro pieno appoggio a questa sfida che punta a fare di Campo Libhero un modello nazionale di riutilizzo sociale dei beni confiscati.
Un’idea ambiziosa che guarda lontano: rigenerare il territorio, combattere le disuguaglianze e dimostrare che dallo sport può nascere una nuova cultura della legalità.
