2 Ottobre 2026, venerdì
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“Campo Libhero”: lo sport vince sulla mafia

Il più grande bene confiscato alla criminalità organizzata in Campania diventa un villaggio sportivo all’avanguardia. Con il sostegno delle istituzioni, nasce un modello nazionale di rigenerazione urbana e inclusione sociale.

Un bene confiscato alla criminalità organizzata si trasforma in un simbolo di rinascita e partecipazione collettiva: nasce “Campo Libhero”, il primo villaggio sportivo italiano realizzato all’interno di un’ex proprietà mafiosa.

L’iniziativa prende forma negli spazi del Centro Jambo, a Trentola Ducenta, in provincia di Caserta: il più grande bene confiscato in Campania, oggi gestito dall’Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati, sotto l’egida del Ministero dell’Interno e della società CIS Meridionale.

Il progetto si inserisce in un ampio programma nazionale di valorizzazione dei beni confiscati, con un focus su sport, benessere psicofisico e inclusione sociale, e si avvale del sostegno del Ministero del Turismo e dell’ENIT – Ente Nazionale Italiano per il Turismo.

Presentato in anteprima a Milano, durante il forum “The Social Impact” all’interno della fiera Racquet Trend, “Campo Libhero” rappresenta una prima assoluta in Europa: un format sportivo interamente dedicato agli sport di racchetta – tennis, padel, beach tennis – ma anche basket, fitness e volley. Un’infrastruttura polifunzionale pensata per essere accessibile a tutti, inclusiva, sostenibile, aperta a cittadini, turisti, famiglie e stakeholder.

Il valore simbolico dell’iniziativa è fortissimo: dove un tempo dominava l’illegalità, ora si costruisce benessere, coesione e partecipazione, attraverso lo sport, che per definizione promuove regole, rispetto e impegno.

A sostenere il progetto anche i vertici del mondo sportivo italiano: Giovanni Malagò, presidente del CONI, e Luca Pancalli, presidente del Comitato Italiano Paralimpico, hanno espresso il loro pieno appoggio a questa sfida che punta a fare di Campo Libhero un modello nazionale di riutilizzo sociale dei beni confiscati.

Un’idea ambiziosa che guarda lontano: rigenerare il territorio, combattere le disuguaglianze e dimostrare che dallo sport può nascere una nuova cultura della legalità.

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