16 Agosto 2026, domenica
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Varese, 11 anni all’ex candidato sindaco no vax: “Ha stuprato e perseguitato l’ex compagna”

Francesco Tomasella, volto noto del negazionismo pandemico e aspirante sindaco nel 2021, condannato per violenza sessuale e stalking. In aula grida al complotto: “Sono un prigioniero politico”

Una condanna pesante, una vicenda oscura e il tentativo di politicizzare l’orrore. A Varese, Francesco Tomasella, ex candidato sindaco e figura simbolo dell’area no vax lombarda, è stato riconosciuto colpevole di violenza sessuale e stalking ai danni della sua ex compagna.

Il Tribunale di Varese lo ha condannato in primo grado a 11 anni e 3 mesi di reclusione, accogliendo pienamente l’impianto accusatorio. L’uomo, detenuto dal maggio 2024, ha reagito alla lettura della sentenza parlando di “dittatura di Stato” e definendosi un “prigioniero politico”. Ma le carte processuali raccontano un’altra storia: quella di una donna perseguitata, umiliata, minacciata e infine abusata.

Un racconto drammatico, che ha convinto i giudici
Durante il processo, l’ex compagna ha ricostruito davanti alla Corte il clima di terrore psicologico e fisico in cui è vissuta. “Ho pensato che sarei morta”, ha dichiarato tra le lacrime durante una delle udienze, parlando degli episodi di controllo ossessivo, intimidazioni e dell’aggressione sessuale che ha poi dato origine all’indagine.

Le prove raccolte dagli inquirenti e confermate in aula – tra cui testimonianze, messaggi minatori e referti medici – hanno fatto pendere il giudizio verso la condanna piena. La Corte ha ritenuto credibile la versione della vittima, sottolineando nella sentenza “la sistematicità della violenza e la totale assenza di empatia da parte dell’imputato”.

Chi è Francesco Tomasella
Tomasella era salito agli onori della cronaca nel 2021, in piena emergenza pandemica, per le sue posizioni estremiste contro le misure sanitarie. Organizzò manifestazioni di protesta contro il Green Pass, fu ospite di trasmissioni televisive complottiste e venne denunciato per aver organizzato, durante il lockdown, una festa di compleanno abusiva in un ristorante di Brebbia. La vicenda fu documentata da “Striscia la Notizia” e gli costò una prima ondata di critiche e sanzioni.

Nel 2021 si era anche candidato a sindaco di Varese con una lista civica che mescolava ideologie anti-sistema e richiami a una presunta “sovranità individuale”. Non fu eletto, ma riuscì a catalizzare un piccolo seguito tra i gruppi no vax e negazionisti del territorio.

Un processo che smonta la narrazione del martire politico
Dall’arresto alla condanna, Tomasella ha sempre provato a incanalare la vicenda giudiziaria in un discorso politico, sostenendo che fosse vittima di un complotto orchestrato dallo “Stato repressivo” per mettere a tacere la sua voce dissidente. Tesi respinta in modo categorico dalla magistratura, che ha rilevato invece “una pericolosa personalità manipolatoria” e un uso sistematico della propaganda per giustificare i propri atti.

Il peso delle parole e il dovere dell’informazione
Il caso Tomasella riporta al centro del dibattito pubblico la responsabilità di chi si espone nel discorso politico, e ancor più di chi cerca rifugio in teorie del complotto per sottrarsi alla giustizia. Dietro le accuse infondate al “sistema” si cela, in questo caso, un reato grave, consumato nel privato ma con riflessi pubblici.

Il rispetto per le vittime, la fiducia nella magistratura e la forza della verità restano i pilastri della giustizia democratica. E nessuna bandiera ideologica può oscurare i fatti: una donna ha avuto il coraggio di denunciare. Lo Stato ha fatto il suo dovere.

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