26 Luglio 2026, domenica
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Trump-Musk, guerra stellare: “È impazzito, via dai miei affari”. Elon: “Sei negli Epstein files”

Il presidente rilancia su tagli e spesa, ma attacca l’imprenditore: stop ai contratti governativi. Musk reagisce smantellando Dragon e apre all’idea di un nuovo partito. E Tesla crolla in Borsa.

Washington – È scontro frontale, senza esclusione di colpi, tra Donald Trump ed Elon Musk. Sono passati dalla luna di miele, alla luna di fiele. Sono passati dai cuoricini negli occhi ad una vera e propria guerra aperta, combattuta a colpi di post su Truth Social e X. Al centro della contesa: la manovra fiscale del presidente, i contratti miliardari con le aziende del magnate e, come spesso accade nell’America di oggi, una buona dose di vendette personali.

Elon Musk è impazzito”, ha dichiarato Trump in una delle sue ultime uscite pubbliche. “Gli ho chiesto di andarsene, non può più avere accesso ai nostri contratti governativi”. Un annuncio esplosivo che ha immediatamente fatto tremare i mercati: le azioni Tesla sono precipitate a Wall Street e lo scontro politico si è trasformato in un terremoto finanziario.

La replica di Musk non si è fatta attendere. Su X – la piattaforma che ha acquistato e trasformato – l’imprenditore ha rilanciato: “È il momento di fondare un nuovo partito?”. Ma è nel secondo post che l’affondo diventa personale e potenzialmente devastante: “Trump è negli Epstein files”, ha scritto, insinuando un legame del presidente con il defunto finanziere Jeffrey Epstein, al centro dello scandalo internazionale sulla tratta di minori.

Contratti congelati e la fine di Dragon

Lo scontro ha avuto conseguenze immediate anche sul piano industriale. “Alla luce delle dichiarazioni del presidente, SpaceX inizierà immediatamente lo smantellamento del programma Dragon”, ha comunicato Musk. La capsula spaziale, utilizzata per trasportare astronauti e rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale, era uno dei fiori all’occhiello della collaborazione tra SpaceX e la NASA.

Trump, dal canto suo, insiste sulla bontà della propria manovra fiscale: “Questo disegno di legge rappresenta il più grande taglio delle spese mai visto, 1.600 miliardi di dollari, e il più ampio taglio fiscale mai approvato. Se non passa, ci sarà un aumento delle tasse del 68% e il Paese affonderà. Io non ho creato questo disastro, ma sono qui per risolverlo”, ha scritto su Truth.

Musk in rotta, ma la diplomazia vola

Lo scontro con Musk arriva in un momento delicato per la presidenza Trump, che cerca di capitalizzare i successi in politica estera. Proprio in queste ore è arrivata la conferma di un colloquio telefonico con il presidente cinese Xi Jinping, promosso direttamente dalla Casa Bianca. Trump lo ha definito “eccellente”, annunciando progressi significativi sui dossier commerciali, in particolare sulle terre rare, risorsa strategica nel braccio di ferro tra Washington e Pechino.

Una frattura destinata a crescere?

Il duello tra Trump e Musk non è solo uno scontro tra due egocentrici titanici, ma potrebbe avere effetti a catena sull’economia, sulla politica e perfino sulla campagna elettorale. L’idea di un “nuovo partito” ventilata da Musk riecheggia una tentazione che in passato ha già sedotto altri outsider americani. E con le presidenziali alle porte, ogni scossa potrebbe trasformarsi in un terremoto elettorale.

Nel frattempo, gli investitori osservano con il fiato sospeso. Il legame tra governo e aziende high-tech non è mai stato così teso, e la crisi fra Musk e Trump potrebbe rivelarsi l’anticamera di un nuovo assetto nei rapporti tra potere politico e innovazione industriale.

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