MILANO – Una sentenza destinata a lasciare il segno nel mondo venatorio e nella politica regionale. Il pronunciamento del TAR della Lombardia del 2 maggio scorso, che ha accolto il ricorso della Lega per l’Abolizione della Caccia (LAC), stabilisce il divieto assoluto di caccia in 475 valichi montani e nel raggio di un chilometro da essi, ponendo fine a decenni di inadempienze legislative.
A intervenire con parole nette è Paola Pollini, consigliera regionale del Movimento 5 Stelle: “Siamo davanti a una svolta storica, frutto di un percorso giuridico e scientifico ineccepibile. Ma invece di accogliere questa decisione con il rispetto dovuto alla giustizia amministrativa, assistiamo all’ennesimo attacco ai giudici da parte della politica”.
Pollini si riferisce alla lettera inviata al ministro Gilberto Pichetto Fratin da 25 consiglieri di centrodestra, che accusano i Tribunali Amministrativi di “ostacolare le intenzioni del legislatore”. “Un attacco sconcertante – commenta – che mina la fiducia nei pilastri democratici della separazione dei poteri. Non è certo la magistratura a ostacolare la legge, ma chi per trentatré anni ha ignorato un obbligo preciso previsto dalla legge nazionale 157 del 1992: individuare con chiarezza i valichi montani interessati dalle rotte migratorie degli uccelli”.
Il TAR, secondo la consigliera, non ha fatto altro che colmare un vuoto lasciato da una classe politica “inerte e inadempiente”. Il provvedimento, ricorda Pollini, non ha sottratto poteri alla Regione, ma ha semplicemente imposto l’applicazione di una norma rimasta troppo a lungo disattesa. “Già nell’estate del 2023 – continua – avevamo denunciato l’insufficienza della proposta della Giunta, che individuava un numero esiguo di valichi rispetto a quanto emerso dagli studi scientifici. Chiedemmo che fosse introdotto un divieto assoluto di caccia, in ogni forma, proprio per evitare ambiguità interpretative. Il TAR ora ha stabilito esattamente questo”.
La sentenza, perentoria e immediatamente esecutiva, vieta qualsiasi attività venatoria nei pressi dei valichi riconosciuti. “Chiunque venga sorpreso a cacciare in quelle aree – ammonisce la consigliera – sarà in violazione della legge”.
Ora l’attenzione si sposta sull’attuazione concreta del provvedimento. La prossima stagione venatoria inizierà solo fra alcuni mesi, e secondo Pollini la Giunta regionale ha tutto il tempo per allinearsi alle disposizioni del Tribunale. “Il mio timore – confessa – è che invece di rispettare la sentenza si tenti di smantellare la legge nazionale, la 157/92, che ha reso possibile questa svolta”.
Per questo la consigliera ha depositato una nuova interrogazione, chiedendo alla Regione “risposte trasparenti, rispettose delle istituzioni e della legge”.
“La caccia non può più essere terreno d’impunità politica. È ora che la Lombardia scelga da che parte stare: con la legalità e la tutela ambientale, oppure contro di esse”, conclude Pollini.
