Un voto inutile per una legge sbagliata. È questa la denuncia forte e chiara di Paola Pizzighini, consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, che smonta senza mezzi termini l’ennesimo intervento legislativo del centrodestra lombardo. Secondo Pizzighini, il progetto di legge sulle cosiddette ‘baby gang’ è un’iniziativa inefficace, priva di visione e, soprattutto, profondamente disallineata rispetto alla complessità del fenomeno.
“La Giunta regionale – accusa – continua a inseguire scorciatoie legislative e titoli da prima pagina, evitando di affrontare le vere cause del disagio giovanile. Un disagio che si annida nelle pieghe più buie delle nostre periferie, dove i giovani crescono troppo spesso in solitudine, privi di punti di riferimento e opportunità concrete”.
Dietro le cronache che parlano di violenza minorile, vandalismo o microcriminalità, secondo Pizzighini non si nascondono soltanto “ragazzi cattivi”, ma adolescenti e perfino preadolescenti in crisi. “Parliamo di giovani fragili, smarriti, che non trovano uno spazio nella società e che cercano di colmare un vuoto identitario attraverso l’appartenenza a gruppi distruttivi”.
Un’etichetta sbagliata
Pizzighini contesta anche il termine stesso di “baby gang”, definendolo inappropriato e fuorviante: “I giovani non sono etichette. Quando iniziamo a ridurli a categorie, smettiamo di comprenderli. E senza comprensione, non ci può essere prevenzione né soluzione. Il vero allarme sociale non è rappresentato dalle ‘baby gang’ di oggi, ma dalle conseguenze che questo disagio avrà sul loro futuro. Se non interveniamo ora, nel 2030 ci troveremo di fronte a una generazione afflitta da depressione, ansia e problemi di salute mentale”.
La ricetta del Movimento 5 Stelle: ascolto, prevenzione, comunità
La risposta, per il Movimento 5 Stelle, deve essere radicalmente diversa da quella proposta dal centrodestra: “Non servono norme spot cucite male su leggi preesistenti. Serve un progetto di ampio respiro, fatto di azioni di prossimità, di presenza reale nei quartieri più difficili. Vogliamo più educatori sul territorio, sport e cultura accessibili a tutti, programmi di ascolto nelle scuole, percorsi di dialogo costante con le famiglie”.
Pizzighini critica duramente anche il metodo scelto dalla maggioranza: modificare la Legge regionale n. 1 del 7 febbraio 2017 – pensata per contrastare bullismo e cyberbullismo – per includervi norme sulle baby gang. “Due fenomeni distinti, che richiedono strumenti distinti. Il centrodestra ha preferito una scorciatoia giuridica anziché fare lo sforzo di elaborare un progetto di legge specifico e strutturato. Un’occasione persa, l’ennesima”.
Alla base della critica di Pizzighini c’è una visione alternativa della politica e della società: “Non possiamo più permetterci leggi bandiera che parlano alla pancia dell’elettorato e non ai problemi reali delle persone. Se vogliamo davvero cambiare le cose, dobbiamo cominciare ad ascoltare questi ragazzi. Non condannarli”.
Una presa di posizione netta, che riporta il focus sul senso profondo dell’agire politico: non la repressione facile, ma la costruzione paziente di un futuro diverso per le nuove generazioni.
