29 Agosto 2026, sabato
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Zelensky a Davos: “Gli Stati Uniti devono far parte della forza di peacekeeping in Ucraina”

Il presidente ucraino sollecita una partecipazione diretta degli USA per fermare Putin. Intanto, l'Italia proroga gli aiuti militari fino al 2025

A cura di Daniele Cappa

Nel cuore delle discussioni internazionali a Davos, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ribadito un concetto cruciale: qualsiasi missione di peacekeeping in Ucraina deve includere gli Stati Uniti. Durante un’intervista a Bloomberg, Zelensky ha sottolineato che, sebbene l’Europa giochi un ruolo fondamentale, gli alleati del continente non dispongono di risorse sufficienti per fronteggiare la minaccia russa in modo convincente. Secondo il presidente ucraino, la presenza militare degli Stati Uniti è essenziale per bilanciare il potere e fermare le ambizioni di Vladimir Putin.

Zelensky ha spiegato che la sua nazione è ferma nel sostenere il popolo ucraino, senza dimenticare la lunga e complessa storia di amicizia con la Russia. Tuttavia, l’attacco russo all’Ucraina, con le sue implicazioni terribili, ha chiaramente diviso le strade dei due Paesi. “Siamo dalla parte del popolo, non dei criminali di guerra”, ha ribadito, evidenziando la netta separazione tra la sua posizione e quella di chi ha scelto la violenza e l’aggressione.

Nel contesto italiano, la Camera dei deputati ha approvato una risoluzione che proroga fino al 31 dicembre 2025 gli aiuti militari all’Ucraina. Con 181 voti favorevoli, l’Italia ha riaffermato il proprio impegno nel sostenere Kiev, nonostante le crescenti difficoltà interne ed esterne. A tal proposito, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha dichiarato che l’Italia è saldamente schierata dalla parte dell’Ucraina e contro i “criminali di guerra” russi, pur non dimenticando le radici storiche delle relazioni bilaterali.

Nel Senato, la discussione ha seguito lo stesso solco, con l’approvazione di un decreto che autorizza la continuazione dell’invio di equipaggiamenti militari a Kiev. Il decreto ha ottenuto 123 voti favorevoli, 25 contrari e un astenuto, segnalando un sostegno bipartisan alla proroga degli aiuti fino al termine del 2025.

In una dichiarazione parallela, il presidente USA Donald Trump ha dichiarato che nuove sanzioni contro Mosca sono “probabili” se la Russia non aprirà al dialogo con l’Ucraina. Nella sua campagna elettorale, Trump aveva promesso di porre fine alla guerra in tempi rapidi, ma ora, mentre la situazione evolve, le sue dichiarazioni sembrano riflettere una posizione più equilibrata.

Sul terreno, la guerra continua a fare vittime. Nella notte, un attacco russo con droni ha colpito la città di Mykolaiv, nel sud dell’Ucraina, ferendo due persone e distruggendo una casa privata e un’infrastruttura. La risposta russa non si è fatta attendere: il ministero della Difesa di Mosca ha riferito che le forze aeree hanno abbattuto otto droni ucraini.

Anche in Italia, il dibattito sulla strategia europea è acceso. Il senatore di Fratelli d’Italia, Giulio Terzi, ha osservato che l’Europa deve impegnarsi a rafforzare le proprie difese per sostenere Paesi aggrediti come l’Ucraina. Dal canto suo, Alessandro Alfieri del Partito Democratico ha ammesso che, sebbene una pace giusta sembri lontana, è probabile che si arrivi a un compromesso che congeli la situazione sul campo. La via per la pace, secondo Alfieri, è ancora un’incognita, ma la determinazione dell’Ucraina è ormai chiara: non c’è spazio per una capitolazione, solo per una lotta continua per la sovranità.

La comunità internazionale continua a essere divisa, ma ciò che emerge con forza è l’urgenza di un intervento deciso e unificato, che veda coinvolti gli Stati Uniti e, per l’Europa, una preparazione militare che vada oltre le parole.

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