24 Ottobre 2026, sabato
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USS Abraham Lincoln, è scontro tra allarmi e smentite: Trump difende la portaerei e attacca la Cnn

Da giorni familiari e parlamentari denunciano condizioni di vita difficili a bordo della portaerei americana, impegnata da mesi senza una vera pausa operativa. Donald Trump respinge le accuse, definisce le notizie “fake” e se la prende con la giornalista della Cnn: “Devi stare zitta”. Sullo sfondo, una missione record che alimenta interrogativi sulla tenuta fisica e psicologica dell’equipaggio.

La USS Abraham Lincoln è diventata il teatro di uno scontro che va ben oltre le condizioni materiali di una nave da guerra. Da una parte ci sono le testimonianze di familiari e marinai, che descrivono una permanenza in mare sempre più logorante; dall’altra la Casa Bianca, che respinge le ricostruzioni più allarmanti e difende l’operato della Marina.

Il presidente Donald Trump ha scelto una linea netta. Interpellato dalla Cnn sulle notizie relative alla situazione a bordo, ha contestato la giornalista Kristen Holmes, accusandola di diffondere “fake news” e intimandole di stare zitta. Quanto alla portaerei, la risposta è stata altrettanto categorica: secondo Trump, la Lincoln sarebbe mantenuta in condizioni eccellenti.

Ma il problema, ormai, non sembra ridursi a una disputa tra il presidente e i media. La USS Abraham Lincoln è impegnata da mesi in una missione nel contesto della guerra con l’Iran e ha accumulato un periodo eccezionalmente lungo senza fare ritorno in porto. Le fonti che hanno raccolto le testimonianze delle famiglie parlano di carenze di cibo e acqua, difficoltà nell’accesso all’assistenza psicologica e di un equipaggio sottoposto a una pressione crescente.

A rendere il quadro ancora più delicato sono le segnalazioni relative alla salute mentale dei militari. Alcuni resoconti hanno riferito anche di tentativi di suicidio e di marinai che avrebbero tentato di gettarsi in mare, episodi che hanno contribuito a trasformare il malessere denunciato dalle famiglie in una questione politica e istituzionale.

Il nodo centrale è dunque la durata della missione. La Lincoln ha trascorso oltre 260 giorni in mare, un arco temporale che secondo diverse ricostruzioni rappresenta un record moderno per una portaerei americana. Una permanenza così prolungata non pesa soltanto sull’organizzazione logistica: significa anche mesi senza normali periodi di recupero, lontano dalle famiglie e con possibilità limitate di usufruire dei servizi disponibili a terra.

Trump, però, non sembra considerare la durata della missione un elemento sufficiente per mettere in discussione l’impegno della nave. Già nei giorni scorsi aveva liquidato le preoccupazioni sulla permanenza in mare sostenendo che la missione non fosse durata “nearly long enough”, cioè nemmeno lontanamente abbastanza. Una posizione che stride con le denunce arrivate dalle famiglie e con le richieste di alcuni parlamentari di verificare direttamente le condizioni dell’equipaggio.

Nel frattempo, la Marina americana si prepara alla rotazione. La USS George Washington è stata destinata a rilevare la Lincoln nell’area mediorientale, una scelta che potrebbe finalmente consentire alla portaerei di interrompere una missione diventata sempre più lunga e onerosa.

La polemica, tuttavia, difficilmente finirà con il cambio di nave. Perché la domanda non riguarda soltanto se la Lincoln sia “in ottime condizioni”, come sostiene Trump. Riguarda soprattutto quanto a lungo si possa chiedere a circa 5.000 marinai e Marines di operare in un teatro di guerra senza una pausa adeguata e quale sia il prezzo umano di missioni sempre più estese.

In questo senso, lo scontro con la Cnn rischia di essere soltanto la parte più visibile di una questione molto più profonda. Dietro le accuse di “fake news” e le smentite presidenziali resta infatti una domanda concreta: quanto può resistere un equipaggio prima che la macchina militare inizi a presentare il conto?

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