
Un ciclo straordinario che si avvia alla chiusura, un altro che si sarebbe potuto aprire e resta invece un progetto, per il momento bocciato sonoramente alla prova del campo. Il prato dell’Olimpico lo ha detto forte e chiaro: in Italia, questa Juventus non ha rivali. Pancia piena della Signora o fame di vittorie degli avversari non contano quando di mezzo ci sono Buffon e compagni: nessuno ha la loro esperienza né la loro qualità, nessuno è abituato a gestire i momenti chiave di una partita come gli uomini di Allegri. La finale stravinta con il Milan, e la stagione che sta per concludersi più in generale, ne sono la prova: la Juve non incanta ma accelera quando conta, non la chiude quando tutti se lo aspettano ma è capace di ribaltarla quando tutti la danno per morta come a San Siro con l’Inter. Sono energie che non spuntano per caso ma arrivano da anni di successi e di “gradi” maturati sul campo da gente come Buffon, Barzagli, Chiellini, campioni che vincevano già dai tempi di Conte e che sotto la guida di Massimiliano Allegri – 8 trofei, che fra poco diventeranno 9 – hanno perfezionato il rendimento da “cannibali”.
