14 Aprile 2021, mercoledì
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Il cantiere chiude. Per corruzione

L’ombra della corruzione copre un cantiere? La stazione appaltante dovrà procedere alla «risoluzione del contratto», nell’ambito di una «rivoluzione copernicana» che porterà ad applicare gli stessi strumenti della disciplina antimafia. E un ruolo importante lo avranno le prefetture (già «presidio di legalità») in cui, in base al decreto 90/2014 sulla pubblica amministrazione all’esame del Parlamento, «confluiranno tutte le articolazioni periferiche del governo». Il punto di partenza di un’azione di contrasto ai fenomeni corruttivi è nel protocollo d’intesa firmato ieri, al Viminale, dal titolare Angelino Alfano e da Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac); all’indomani delle inchieste giudiziarie sui lavori dell’Expo 2015 a Milano e del Mose a Venezia, vengono poi messe nero su bianco linee guida per orientare l’operato dei prefetti a sostegno dell’organismo guidato dal magistrato e degli enti locali sul fronte dei piani contro gli illeciti e per la trasparenza negli appalti, agevolando «la piena attuazione» della legge Severino (190/2012).  Prevenire, dunque, prima che curare le infiltrazioni nei cantieri è la «ratio» dell’iniziativa, racchiusa nell’art. 32 del dl 90: altolà a contratti in presenza di fatti che hanno determinato «ricadute penali, o sono comunque suscettibili di palesare significativi e gravi discostamenti rispetto agli standard di legalità e correttezza» (reati contro la p.a. ma anche truffa aggravata, riciclaggio, dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture, o altri documenti per operazioni inesistenti, distruzione di documenti contabili finalizzata all’evasione fiscale e delitti di false comunicazioni sociali) e interventi efficaci, affinché non «ne risentano i tempi di esecuzione della commessa pubblica». Secondo il ministro dell’interno, la novità sta nell’aver equiparato il trattamento dei corrotti a quello dei mafiosi, con le medesime misure di prevenzione e sequestro dei beni, poiché una gara truccata va considerata «un attentato alle leggi del mercato in grado di alterarne gli equilibri» visto che non è più «regolatore nelle scelte delle migliori offerte» per svolgere l’incarico. Cantone osserva che è necessario il soggetto incriminato non ricavi «vantaggi economici dell’appalto illecitamente assegnato», pertanto il prefetto agirà per far proseguire l’opera pubblica escludendo colui che, attraverso concussione e corruzione, si era procacciato il contratto.

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