4 Ottobre 2026, domenica
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Rabbino aggredito a Milano, calci, pugni e sputi alla fermata del bus

Il sessantenne sarebbe stato preso di mira da tre uomini nella zona di Bande Nere. Gli aggressori gli avrebbero strappato e calpestato il cappello prima di darsi alla fuga. Il rabbino è riuscito a fotografarli mentre si allontanavano. La polizia li avrebbe già individuati e accompagnati in questura. La Comunità ebraica: «Un episodio di una violenza mai vista prima».

Un’aggressione violenta, consumata in strada e nel giro di pochi istanti. Un rabbino di circa sessant’anni è stato picchiato mentre attendeva l’autobus nella zona di Bande Nere, a Milano. Secondo quanto denunciato, tre uomini lo avrebbero avvicinato per poi colpirlo con calci e pugni, insultarlo, togliergli il cappello e calpestarlo. Prima della fuga, gli aggressori gli avrebbero anche sputato addosso.

A rendere noto l’episodio è stato Walker Meghnagi, presidente della Comunità ebraica di Milano, che ha parlato di una vicenda «di una violenza mai successa prima» ai danni della comunità. Secondo il racconto raccolto dalla Comunità, il rabbino sarebbe riuscito a sottrarsi all’aggressione e a dare l’allarme alle forze dell’ordine.

La fotografia scattata durante la fuga

Le indagini della polizia avrebbero avuto un’accelerazione decisiva grazie alla prontezza della vittima. Il rabbino, infatti, sarebbe riuscito a fotografare i tre uomini mentre si allontanavano dal luogo dell’aggressione. Un elemento che avrebbe consentito agli investigatori di restringere rapidamente il campo e individuare i sospettati.

I tre uomini sono stati condotti in questura per gli accertamenti. Saranno ora le verifiche investigative a chiarire la dinamica esatta dell’episodio, le responsabilità individuali e l’eventuale movente dell’aggressione.

Meghnagi ha riferito che, sulla base delle prime informazioni ricevute, i tre sospettati sarebbero di origine araba. Un elemento che, da solo, non consente naturalmente di stabilire né il movente né la matrice dell’aggressione, aspetti che dovranno essere accertati dagli investigatori.

«Un clima che non può più essere tollerato»

L’episodio riaccende intanto l’allarme della comunità ebraica milanese sul clima che si è creato dopo il 7 ottobre 2023, giorno dell’attacco di Hamas contro Israele.

Davide Romano, direttore del Museo della Brigata ebraica, denuncia un deterioramento del clima pubblico e parla di una crescita dell’odio antiebraico, sostenendo che le tensioni siano emerse già nelle prime fasi successive al 7 ottobre, prima ancora dell’avvio della reazione militare israeliana nella Striscia di Gaza.

Da Romano arriva un nuovo appello alla politica, con l’invito, rivolto in particolare a una parte della sinistra, ad abbassare i toni del confronto. La preoccupazione è che la contrapposizione legata alla guerra in Medio Oriente finisca per trasferirsi dalle piazze alla vita quotidiana, trasformando gli ebrei presenti in Italia nel bersaglio di un conflitto che non appartiene loro.

A Milano il tema è da mesi al centro di un confronto politico e civile particolarmente acceso. Le tensioni sono emerse anche durante il corteo nazionale del 25 aprile, quando la partecipazione della Brigata ebraica fu contestata da gruppi e manifestanti filo-palestinesi, impedendo di fatto al gruppo di sfilare.

La politica condanna l’aggressione

L’aggressione al rabbino ha provocato una serie di condanne provenienti da esponenti di diversi schieramenti politici. Un fronte trasversale che, al di là delle divisioni sulla guerra in Medio Oriente, si è trovato a denunciare la gravità di quanto accaduto a Milano.

Il punto, per la Comunità ebraica, non riguarda soltanto l’arresto o l’identificazione dei responsabili di questo singolo episodio. La domanda è più ampia e investe la capacità di prevenire nuove aggressioni.

«Adesso è facile dire che quei tre uomini sono stati presi dalle forze dell’ordine», ha osservato Meghnagi, chiedendosi però quanto sia possibile garantire controlli efficaci perché episodi simili non si ripetano.

La vicenda di Bande Nere entra così in un quadro più ampio: quello della sicurezza delle persone ebree e della crescente tensione che, a oltre due anni dal 7 ottobre, continua a riverberarsi anche nelle strade delle città italiane. Ma sarà soprattutto l’inchiesta a dover stabilire che cosa sia realmente accaduto, quali siano state le motivazioni dell’aggressione e se l’episodio possa essere qualificato, sul piano giudiziario, come un atto di matrice antisemita.

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