1 Giugno 2026, lunedì
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Bambini deportati e trasformati in soldati: l’accusa choc di Zelensky contro Mosca

Il presidente ucraino denuncia un sistema di rapimenti e indottrinamento dei minori. Intanto Parigi intercetta una petroliera russa nell’Atlantico: “Così si finanzia la guerra”

Un’accusa durissima, destinata ad alzare ulteriormente la tensione internazionale e a riaprire il dossier sui crimini di guerra: la Russia non solo deporterebbe bambini ucraini, ma li addestrerebbe a combattere contro il loro stesso Paese. A sostenerlo è il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che in un’intervista alla CBS News ha parlato apertamente di un sistema organizzato di sottrazione, rieducazione e militarizzazione dei minori.

“Quando questi bambini crescono, li mandano sul campo di battaglia”, ha dichiarato Zelensky, affermando che Kiev sarebbe in possesso di prove concrete, senza tuttavia renderne pubblici i dettagli. “Insegnano loro a odiare il proprio Paese, a rinnegare la propria identità”, ha aggiunto, delineando un quadro che va oltre le già note accuse di “russificazione” dei minori deportati.

Secondo i dati forniti dal governo ucraino, sarebbero almeno 20.000 i bambini trasferiti con la forza in territorio russo o in aree sotto controllo di Mosca dall’inizio del conflitto. Un numero che, sottolinea Kiev, potrebbe essere significativamente sottostimato. L’obiettivo dichiarato è ora quello di rintracciare e riportare a casa quanti più minori possibile, facendo appello alla comunità internazionale.

Le parole del presidente ucraino si inseriscono in un contesto già segnato da forti tensioni legali e diplomatiche. Nel 2023 la Corte penale internazionale ha emesso un mandato di arresto nei confronti del presidente russo Vladimir Putin, accusandolo di deportazione illegale di popolazione civile, in particolare bambini. Il Cremlino ha sempre respinto le accuse, sostenendo che si tratti di operazioni umanitarie per proteggere orfani e minori vulnerabili nelle zone di guerra.

Mentre sul fronte umanitario si moltiplicano le denunce, sul piano militare ed economico prosegue la pressione occidentale su Mosca. Nella giornata del 31 maggio, la Marina francese ha intercettato una petroliera russa nell’Atlantico durante un’operazione condotta in coordinamento con altri partner, tra cui il Regno Unito. A renderlo noto è stato il presidente Emmanuel Macron, che sui social ha definito “inaccettabile” il tentativo di eludere le sanzioni internazionali.

Secondo Parigi, queste navi rappresentano uno degli strumenti attraverso cui la Russia riesce a finanziare lo sforzo bellico, aggirando i vincoli imposti dalla comunità internazionale. Si tratta della quarta operazione di questo tipo condotta dalla Francia, segno di un rafforzamento delle attività di controllo nelle acque internazionali.

Il conflitto in Ucraina, giunto ormai oltre il quarto anno, continua così a dispiegarsi su più piani: quello militare, sempre più logorante; quello umanitario, segnato da accuse gravissime; e quello economico, dove si gioca una partita cruciale sul rispetto e l’efficacia delle sanzioni. E proprio sul destino dei bambini, vittime invisibili della guerra, si misura oggi uno degli aspetti più drammatici e controversi dell’intero conflitto.

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