Si è spenta nel silenzio della sua casa, lontana dai riflettori che per anni l’avevano accompagnata, Zeudi Araya, attrice e produttrice cinematografica tra le figure più riconoscibili del cinema italiano degli anni Settanta e Ottanta. Aveva 75 anni. A darne notizia è stato il figlio Michelangelo Spano, che ha parlato di una “lunga malattia” affrontata con riservatezza. I funerali si terranno nei prossimi giorni in forma strettamente privata.
“In questo momento di grande tristezza – ha fatto sapere la famiglia – desideriamo ringraziare quanti ci sono stati vicini con affetto e discrezione”. Un invito alla sobrietà che riflette il carattere degli ultimi anni dell’attrice, sempre più lontana dalla scena pubblica.
Nata il 10 febbraio 1951 a Decamerè, in Eritrea, in una famiglia legata alla vita politica e diplomatica, Zeudi Araya mostrò fin da giovanissima una presenza scenica fuori dal comune. A soli diciotto anni, nel 1969, conquistò il titolo di Miss Eritrea, trampolino di lancio che la portò poco dopo a Roma. Fu proprio nella capitale, inizialmente per uno spot pubblicitario, che il suo volto e il suo fascino “esotico” attirarono l’attenzione del mondo del cinema.
Il debutto sul grande schermo segnò l’inizio di una carriera rapida e intensa. Araya divenne in breve tempo una delle interpreti simbolo del filone erotico-soft che dominava le sale italiane dei primi anni Settanta. Tra i titoli più significativi, La ragazza dalla pelle di luna, che sancì il sodalizio con il regista Luigi Scattini, destinato a dirigerla in diverse pellicole.
Ma la sua filmografia non si limitò a quel genere. Con naturale versatilità, Araya attraversò il cinema popolare italiano lavorando accanto ad alcuni dei più grandi nomi dell’epoca. Indimenticabile il ruolo di Venerdì accanto a Paolo Villaggio ne Il signor Robinson, mostruosa storia d’amore e d’avventure, così come la sua presenza in Giallo napoletano al fianco di Marcello Mastroianni e in Tesoromio, commedia corale con Johnny Dorelli, Sandra Milo e Renato Pozzetto.
Il 1983 segnò una svolta decisiva nella sua vita personale e professionale. Araya sposò il produttore Franco Cristaldi, figura centrale del cinema italiano, nella suggestiva cornice della sua villa nei pressi di Volterra. Testimoni delle nozze furono Monica Vitti e Francesco Rosi, a testimonianza del prestigio della coppia. Dopo la morte improvvisa di Cristaldi, avvenuta nove anni più tardi a causa di un infarto, Araya scelse di proseguire il percorso del marito dietro le quinte, dedicandosi alla produzione cinematografica.
Una seconda carriera meno visibile ma non meno significativa, che la vide impegnata nella costruzione e nello sviluppo di progetti lontani dai riflettori che avevano caratterizzato i suoi esordi.
Con la sua scomparsa si chiude un capitolo di un cinema italiano che seppe mescolare leggerezza, sperimentazione e grande capacità di attrarre il pubblico. Zeudi Araya resta il simbolo di un’epoca, ma anche di una trasformazione: da icona di bellezza a protagonista consapevole dell’industria cinematografica.
