8 Luglio 2026, mercoledì
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Groenlandia, l’Europa alza il tiro: pronti dazi fino a 93 miliardi contro gli Stati Uniti

La mossa di Bruxelles dopo le parole di Trump sull’isola artica: contromisure pronte tra tariffe, pressioni diplomatiche e lo strumento anti-coercizione

L’Unione europea prepara una risposta muscolare alle minacce provenienti dalla Casa Bianca sulla Groenlandia. Sul tavolo di Bruxelles, secondo quanto rivelato dal Financial Times, c’è un pacchetto di contromisure che potrebbe arrivare fino a 93 miliardi di euro in dazi contro i prodotti statunitensi, accompagnato da un’ipotesi ancora più drastica: limitare o addirittura escludere alcune aziende americane dall’accesso al mercato unico europeo.

Una strategia studiata per rafforzare la posizione negoziale dei leader europei nei confronti del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, proprio alla vigilia degli incontri chiave del World Economic Forum di Davos. L’obiettivo non è solo rispondere alle dichiarazioni sull’isola artica, ma inviare un segnale politico chiaro: l’Unione è pronta a difendere i propri interessi strategici e la propria autonomia decisionale, anche a costo di inasprire i rapporti transatlantici.

Il pacchetto di dazi non nasce oggi. L’elenco delle misure di ritorsione era stato messo a punto già lo scorso anno, ma era rimasto congelato fino al 6 febbraio per evitare l’escalation di una guerra commerciale su vasta scala. Ora, però, il contesto è cambiato. Le recenti prese di posizione di Washington hanno spinto Bruxelles a rimettere mano a strumenti finora tenuti nel cassetto.

La questione è stata al centro di un confronto tra i 27 ambasciatori dell’Ue, che hanno discusso non solo la possibile riattivazione dei dazi, ma anche l’utilizzo del cosiddetto “strumento anti-coercizione”. Si tratta di un meccanismo pensato per reagire a pressioni economiche e politiche esterne, consentendo all’Unione di limitare l’accesso al proprio mercato interno a imprese di Paesi ritenuti responsabili di pratiche coercitive.

In gioco non c’è soltanto la Groenlandia, territorio strategico per risorse naturali e posizionamento geopolitico, ma l’equilibrio complessivo dei rapporti tra Europa e Stati Uniti. Bruxelles si muove con cautela, consapevole che una risposta troppo dura potrebbe avere ripercussioni sull’economia globale. Allo stesso tempo, però, l’Ue vuole dimostrare di non essere più disposta a subire pressioni unilaterali.

Davos diventa così il primo banco di prova di una partita delicata, in cui diplomazia e commercio si intrecciano. I dazi restano, per ora, un’arma potenziale. Ma il messaggio è già arrivato oltreoceano: l’Europa ha preparato le sue contromosse e non esita più a mostrarle.

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