Donald Trump torna a battere il ferro sulla questione dei dazi e lo fa con toni perentori, smentendo le recenti indiscrezioni su un presunto allentamento delle tariffe doganali sui semiconduttori. Attraverso un post pubblicato su Truth Social, l’ex presidente – e candidato in corsa per un nuovo mandato – ha definito “fake news” le notizie circolate nelle ultime ore su una sospensione dei dazi, precisando che “le tariffe sui chip sono al 20% e non è prevista alcuna eccezione”.
Trump ha anche ribadito che ogni decisione in materia commerciale sarà guidata dalla necessità di tutelare la sicurezza nazionale: “Stiamo facendo una valutazione completa – ha scritto – ma il principio è chiaro: non possiamo permetterci di essere dipendenti da una potenza ostile come la Cina. Non saremo più ostaggio di Pechino”.
Il ritorno al “Made in USA”
Nel suo messaggio, Trump ha rilanciato con forza uno dei cavalli di battaglia della sua prima presidenza: riportare la produzione in patria. “L’obiettivo – ha aggiunto – è costruire i chip più avanzati qui, negli Stati Uniti. Questo è il futuro della nostra sicurezza e della nostra prosperità”.
Il tema è centrale nel confronto con la Cina, soprattutto in un contesto geopolitico sempre più teso in cui i semiconduttori rappresentano uno degli asset strategici principali, sia sul fronte industriale sia su quello militare e tecnologico.
Messaggio alla Cina e alla Silicon Valley
Le parole di Trump sono suonate come un avvertimento diretto non solo a Pechino, ma anche ai grandi colossi hi-tech americani, che da anni fanno affidamento su forniture e produzioni dislocate in Asia. “Chi pensa che possiamo continuare a esternalizzare senza rischi – ha concluso – non ha capito nulla. Gli Stati Uniti devono essere padroni del proprio destino tecnologico”.
In vista delle prossime elezioni, Trump alza dunque il volume sulla linea protezionista, tornando a parlare il linguaggio del nazionalismo economico. E lancia un messaggio chiaro: la partita dei dazi è tutt’altro che chiusa.
