“È lucido, sereno e convinto di poter chiarire ogni aspetto della vicenda”. Così l’avvocato Francesco Vaccaro descrive Gavino Raoul Piras, uno dei due ex appartenenti ai servizi di intelligence italiani arrestati con l’accusa di aver svolto attività di spionaggio a favore della Russia.
Dopo il colloquio con il proprio assistito, il legale ha respinto l’ipotesi che l’ex 007 abbia divulgato informazioni coperte da segreto, sostenendo che il materiale contestato dagli inquirenti non avrebbe avuto natura riservata. “Piras mi ha detto di essere convinto di poter dimostrare la correttezza delle sue condotte – ha spiegato Vaccaro – e che le notizie diffuse e per le quali viene accusato non erano informazioni segrete”.
Secondo la ricostruzione fornita dalla difesa, l’attività svolta da Piras sarebbe stata legata a un interesse di studio e approfondimento su tematiche già seguite nel corso della sua esperienza professionale. “Aveva mantenuto un interesse su questi argomenti e, nell’ambito di questa attività, aveva continuato a raccogliere informazioni provenienti da fonti aperte”, ha aggiunto l’avvocato.
Una linea difensiva che punta dunque a ridimensionare l’elemento centrale dell’accusa: la presunta cessione di notizie sensibili a rappresentanti stranieri. Vaccaro ha precisato che anche l’eventuale incontro con un esponente diplomatico estero, qualora fosse stato accertato, non avrebbe comportato il trasferimento di materiale classificato. “Anche se dovesse aver incontrato un diplomatico straniero – ha affermato il legale – non avrebbe veicolato informazioni segrete”.
La vicenda, che coinvolge due ex appartenenti agli apparati di sicurezza italiani, resta ora al centro delle indagini degli inquirenti, chiamati a ricostruire natura, quantità e destinazione delle informazioni eventualmente condivise. Al centro dell’inchiesta c’è il delicato equilibrio tra la raccolta di dati da fonti pubbliche, attività consentita e frequente negli ambienti dell’analisi strategica, e la possibile divulgazione di materiale tutelato dai vincoli di riservatezza propri degli apparati dello Stato.
La difesa, intanto, insiste sul profilo personale e professionale dell’indagato: “È un servitore dello Stato”, ha ribadito Vaccaro, sottolineando la volontà di Piras di dimostrare in sede giudiziaria la piena correttezza del proprio operato.
