Il giallo della ricina cambia terreno. Dopo gli accertamenti di laboratorio e le analisi tossicologiche, l’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15 anni, si sposta ora nel mondo digitale. A Campobasso sono pronti a partire gli accertamenti irripetibili sui dispositivi elettronici sequestrati nei mesi scorsi a Gianni Di Vita, tra cui un computer e dieci pen drive, ma anche sui supporti informatici riconducibili alle due vittime.
L’obiettivo degli investigatori è ricostruire, attraverso le tracce lasciate sui dispositivi, una possibile storia parallela a quella già emersa dagli accertamenti investigativi. Una storia fatta di ricerche sul web, comunicazioni, contatti, appunti personali e abitudini quotidiane. Ogni elemento potrebbe contribuire a chiarire quando e come la famiglia sia entrata in contatto con informazioni sulla ricina, la potente tossina individuata nel sangue delle due donne.
Gli accertamenti, secondo quanto riferito da Il Messaggero, saranno eseguiti dal personale specializzato dello Sco negli uffici della questura di Campobasso. La procura di Larino avrebbe indicato un arco temporale particolarmente ampio: dalla prima accensione dei dispositivi fino al loro ultimo utilizzo. Una scelta che consente agli investigatori di non limitare la ricerca alle settimane immediatamente precedenti le morti, ma di ricostruire un eventuale percorso digitale sviluppatosi nel corso degli anni.
Nel mirino la cronologia web
Uno dei punti centrali dell’esame sarà la navigazione internet. Gli investigatori dovranno verificare se dai dispositivi emergano ricerche, contatti o altri elementi riconducibili alla possibilità di procurarsi la ricina.
Non si tratta soltanto di individuare una singola ricerca, ma di ricostruire eventuali sequenze di navigazione e relazioni digitali che possano assumere un significato nell’ambito dell’inchiesta. La procura ha chiesto, in particolare, di acquisire dati relativi a eventuali rapporti, relazioni e legami correlabili a navigazioni internet finalizzate a procurarsi la sostanza.
Il lavoro degli specialisti sarà quindi quello di mettere in ordine una quantità potenzialmente enorme di informazioni, incrociandole con quanto già raccolto attraverso testimonianze, interrogatori e altri accertamenti.
Cibo, malattie e sintomi: la ricerca parte dai giorni della morte
Particolare attenzione sarà dedicata anche alle tracce lasciate dalle due vittime nelle ore e nei giorni precedenti il decesso. Gli investigatori cercheranno eventuali annotazioni sugli alimenti consumati, documenti personali, note, pagine di diario o lettere che possano contenere riferimenti a malattie o disturbi fisici non conosciuti.
Sotto osservazione finiranno anche chat, fotografie, registrazioni vocali, appunti, cronologia delle navigazioni, indirizzi email e account collegati ai social network. Attraverso l’analisi forense dei dispositivi sarà inoltre possibile tentare di ricostruire gli spostamenti degli apparecchi e, di conseguenza, alcuni passaggi della vita quotidiana delle vittime.
Una finestra temporale sarà riservata in particolare al periodo compreso tra il 24 e il 28 dicembre, quando Antonella Di Ielsi e la figlia avrebbero manifestato le sofferenze fisiche che precedettero la morte. Eventuali note o comunicazioni relative allo stato di salute potrebbero diventare un ulteriore tassello per ricostruire l’evoluzione degli ultimi giorni.
La mappa dei rapporti familiari
L’indagine digitale non riguarderà soltanto la ricina. Un altro capitolo importante sarà quello della rete di relazioni della famiglia Di Vita.
Gli investigatori cercheranno nei dispositivi dati utili a ricostruire i rapporti con familiari, parenti e amici, ma anche abitudini e frequentazioni. L’obiettivo è comprendere il contesto nel quale si muovevano le vittime e individuare eventuali elementi che, messi in relazione con gli altri risultati dell’inchiesta, possano contribuire a chiarire la dinamica dei decessi.
È un lavoro destinato a richiedere tempo. L’analisi forense di computer e supporti di memoria può restituire anche dati cancellati, file, cronologie, metadati e informazioni apparentemente marginali, che dovranno però essere valutate nel loro preciso contesto investigativo.
Oltre 200 persone già ascoltate
Nel frattempo l’inchiesta continua anche sul fronte delle testimonianze. Martedì pomeriggio, in questura, si è tenuto un vertice per fare il punto sulle attività investigative e definire quali altre persone potranno essere ascoltate. Sono già circa 200 quelle passate al vaglio degli investigatori.
Tra gli ultimi approfondimenti figura anche l’audizione, come persona informata sui fatti, di una conoscente dell’insegnante amica di Gianni Di Vita. La stessa docente era già stata ascoltata due volte nei mesi scorsi. Nel corso del secondo interrogatorio era stato disposto anche un confronto diretto con Di Vita.
Gli investigatori hanno inoltre ascoltato il marito della docente, tecnico di laboratorio presso l’Istituto Agrario di Riccia.
Ora il fascicolo entra in una fase particolarmente delicata. Le analisi sui dispositivi elettronici potrebbero restituire una quantità considerevole di informazioni, ma sarà il loro incrocio con gli altri elementi dell’indagine a stabilire quali tracce abbiano un effettivo rilievo investigativo. Nel giallo della ricina, dunque, la prossima risposta potrebbe arrivare non da un reperto fisico, ma dalla memoria di un computer, dalla cronologia di una ricerca o da una comunicazione rimasta custodita in un dispositivo.
