Una giornata nelle campagne di Montalbano Jonico, nata con l’intento di proteggere i raccolti dalla presenza dei cinghiali, si è trasformata in una tragedia. Vincenzo D’Orsi, 37 anni, è morto dopo essere stato raggiunto alla testa da un proiettile partito accidentalmente dal fucile del fratello.
Secondo le prime ricostruzioni, i due avevano imbracciato i rispettivi fucili per esplodere alcuni colpi a scopo intimidatorio e allontanare i cinghiali che si aggiravano nei terreni e che avrebbero potuto danneggiare le colture. È stato proprio durante questa concitata fase che si è verificato l’incidente.
D’Orsi è stato colpito al cranio ed è apparso subito in condizioni disperate. Soccorso e trasferito d’urgenza in elisoccorso all’ospedale San Carlo di Potenza, è stato sottoposto a un delicato intervento neurochirurgico. Poi il ricovero in Rianimazione, in coma farmacologico, mentre per lui si è aggrappata alla speranza la sua famiglia.
Le condizioni, tuttavia, non hanno lasciato scampo al 37enne. Le gravissime lesioni riportate alla testa hanno provocato il decesso.
La notizia ha gettato nello sgomento l’intera comunità di Montalbano Jonico. Una morte arrivata al termine di una drammatica attesa, consumata tra la speranza che il giovane potesse superare le conseguenze del ferimento e il progressivo aggravarsi del quadro clinico.
A esprimere il dolore della comunità è stato il sindaco Giuseppe Di Sanzo, che ha annunciato la proclamazione del lutto cittadino nel giorno dei funerali.
«Abbiamo pregato e sperato affinché l’incidente avesse uno sviluppo diverso, ma purtroppo Vincenzo non è sopravvissuto. Siamo attoniti e sgomenti: dobbiamo stringerci intorno a questa famiglia, colpita da un dolore inimmaginabile», ha dichiarato il primo cittadino.
La tragedia lascia ora dietro di sé una famiglia sconvolta e una comunità chiamata a confrontarsi con una morte tanto improvvisa quanto assurda: uno sparo partito nel tentativo di difendere i campi dai cinghiali si è trasformato in un colpo mortale, spezzando a soli 37 anni la vita di Vincenzo D’Orsi.
